“Negli ultimi tre anni, abbiamo assistito a una vera “febbre” da intelligenza artificiale, in particolare di quella generativa. Una tecnologia diventata virale, accessibile, disponibile come nessuna tecnologia prima, che ha trovato gradualmente centralità nelle strategie di innovazione delle imprese, oltre che essere parte delle abitudini digitali delle persone. I recenti dati Istat (dicembre 2025) confermano come nel 2025 l’Ai abbia raddoppiato la sua diffusione nelle imprese italiane, passando dall’8,2% al 16,4% delle aziende con almeno 10 addetti, che si allontanano però dalle grandi dove l’adozione sale al 53,1%, con un divario dimensionale di 37 punti percentuali”. Lo scrive Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali di Torino, in un suo intervento su La Stampa. “L’industria italiana, e con essa quella torinese, sono il pilastro dell’economia. Nonostante le crisi continuiamo a essere l’8ª al mondo e la 2ª in Europa, genera il 15% del Pil e quasi la metà della spesa in R&S, con salari medi più elevati degli altri settori. La nostra elevata diversificazione produttiva e il nostro export ci rendono resilienti, seppur con una produttività che fa fatica a recuperare – si legge ancora -. Conservare queste posizioni dipenderà da tanti fattori, ma uno di questi è sicuramente la capacità di innovare e di adottare tecnologie come l’Ai, per migliorare i processi e creare nuovi prodotti, indirizzando la propria organizzazione verso un modello “data driven” che sappia tenere il passo con i competitor. L’Ai, d’altronde, è una tecnologia che evolve: dal machine learning a oggi, le applicazioni di IA hanno già rivelato tutta la loro utilità. In ambiti come ricerca e sviluppo e in settori come finanza, energia o logistica, abbiamo avuto miglioramenti netti di performance e risultati fino a poco tempo fa impensabili”.
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