“I mercati probabilmente non sbagliano nel prevedere che la Bce ribasserà i tassi in giugno, prima della Fed: mese dopo mese si amplia il divario fra l’inflazione americana e quella europea. Ma tutto rimane possibile in una fase di forti tensioni mondiali, per cui fa bene la banca centrale a non scoraggiare il mercato dall’aspettarsi il ribasso ma senza impegnarsi in nessun modo”. Così Jean-Claude Trichet, ex presidente della Bce dal 2004 al 2011, quando ha passato le consegne a Mario Draghi, e prima di allora per dieci anni la Banque de France. In una intervista a Repubblica spiega che non “è appropriato parlare di decoupling, cioè di divergenza”, tra Europa e Usa “perché l’obiettivo rimane lo stesso, il 2%. Anzi, mi permetta di ricordare con l’occasione, che la convergenza di tutte le principali banche centrali sulla stessa definizione di stabilità dei prezzi, appunto il 2% sul medio termine, costituisce la più importante riforma di fatto del sistema monetario internazionale dopo lo smantellamento degli accordi di Bretton Woods”. Trichet poi aggiunge: “Bisogna spingere sulla crescita, è chiaro, però per quanto riguarda l’inflazione vorrei sottolineare che la Bce ha fatto un ottimo lavoro perriportarla sotto controllo. Naturalmente nessuna vittoria è mai definitiva. Viviamo in un mondo pieno di sfide e di incognite, così il compiacimento non è permesso. La crisi dell’Ucraina, per esempio, ha amplificato di colpo le pressioni inflazionistiche in Europa, per le impennate dei prezzi dell’energia e dei cereali. L’alto livello di allerta e la vigilanza devono essere l’attitudine permanente delle banche centrali”.
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