“Negli ultimi due mesi gli iraniani hanno insistito molto sul collegamento tra tutti i fronti di questa guerra, con riferimento al Libano. Con i raid, hanno messo in pratica ciò che finora avevano sostenuto solo a livello retorico. Per loro, il cessate il fuoco viene sfruttato dagli Stati Uniti per indebolire sia l’Iran economicamente con il mantenimento delle sanzioni che Hezbollah attraverso i raid israeliani. Gli ultimi attacchi hanno cercato di modificare questa dinamica, per dimostrare a Donald Trump che sono disposti e capaci di tornare alle ostilità, qualora non intervenga, per esempio, per frenare Netanyahu”. Così Ali Vaez, direttore dell’Iran Project dell’International Crisis Group, in una intervista al Corriere della Sera. “Un’ulteriore prova che i religiosi hanno lasciato il posto ai militari. Il regime oggi è molto meno avverso al rischio e ad azioni audaci e imprevedibili. In passato, l’ayatollah Ali Khamenei rappresentava, per Israele e gli Stati Uniti, un avversario prevedibile con la sua dottrina della pazienza strategica. Oggi, con il figlio a capo, si trovano di fronte a un attore molto più imprevedibile”, spiega. Dipende tutto da Mojtaba Khamenei “o ppure dai pasdaran – aggiunge -. È difficile dirlo, perché il processo decisionale non è trasparente. Ma non è nemmeno decisivo stabilirlo: si tratta comunque di un sistema che, ai vertici, agisce in modo relativamente unitario. Potrebbe essere che i pasdaran prendano le decisioni e Mojtaba le ratifichi, oppure che lui sia direttamente coinvolto. Ciò che conta è il comportamento complessivo del regime”.
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