La guerra in Iran ha provocato uno degli shock energetici più rilevanti degli ultimi anni, ma petrolio e gas hanno reagito meno del previsto rispetto a quanto sarebbe stato ipotizzabile sulla base della dimensione delle interruzioni. Secondo un’analisi della Bce pubblicata sul blog, il motivo principale è che i mercati sono entrati nella crisi in condizioni molto più solide rispetto al 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina innescò una vera emergenza energetica per l’Europa. Sul fronte petrolifero, la chiusura dello Stretto di Hormuz ha interessato circa 20 milioni di barili al giorno, pari a circa un quinto dell’offerta globale, con una perdita effettiva di approvvigionamenti stimata intorno ai 14 milioni di barili al giorno. Un impatto nettamente superiore rispetto alla crisi ucraina, quando la riduzione dell’offerta mondiale fu stimata in circa 1 milione di barili al giorno, visto che gran parte del petrolio russo continuò comunque a raggiungere i mercati.
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