La guerra scatenata il 28 febbraio dagli attacchi israeliani e statunitensi contro l’Iran ha un “potenziale di escalation che potrebbe far precipitare non solo questa regione, ma il mondo intero in una gravissima crisi”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul in una conferenza stampa con il suo omologo francese a Berlino, come riporta BmfTv. Wadephul ha citato l’esempio dell'”approvvigionamento di fertilizzanti” proveniente da questa regione, “così essenziale che una prolungata interruzione minaccerebbe gran parte dell’Africa con una crisi alimentare” e potrebbe anche innescare “un afflusso di rifugiati” in fuga dal continente. È “l’economia globale” a rischiare di risentire dell'”escalation militare” nella regione, ha aggiunto il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot.
Sebbene un “cambio di regime” sia “possibile” e “auspicabile” in Iran, secondo Johann Wadephul, i precedenti interventi militari in Iraq e Libia non hanno portato né a “un cambio di regime ordinato” né a “una struttura liberale e democratica basata sullo stato di diritto”. Wadephul, che afferma di essere “impegnato in un dialogo con l’opposizione iraniana”, è favorevole a una “transizione verso un regime umanista” che nasca “dall’interno del Paese” piuttosto che a uno “imposto militarmente dall’esterno”.
Le attuali autorità iraniane devono “decidere di fare importanti concessioni e un radicale cambiamento di atteggiamento” che porti a “una soluzione politica” che permetta “la coesistenza pacifica dell’Iran” con i suoi vicini e al suo popolo “di costruire liberamente il proprio futuro”, ha aggiunto Barrot.
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