Secondo le stime redatte dal Corriere della Sera sulla base dei dati di settore, il conflitto in Medio Oriente ha portato alla cancellazione dei voli di oltre 7,5 milioni di persone nei primi dieci giorni di chiusura dello spazio aereo e di interruzione delle operazioni delle aviolinee. Più della metà di questi passeggeri aveva prenotato con i cinque principali vettori dell’area, con un danno stimato di almeno 1,6 miliardi di dollari solo per i mancati ricavi dei biglietti già emessi. Tra il 28 febbraio — giorno di avvio delle ostilità militari tra Usa e Israele da una parte e Iran dall’altra — e il pomeriggio del 10 marzo nel Golfo Persico (o Arabico) sono stati cancellati almeno 43.100 voli, tra partenze e arrivi, secondo i dati forniti dalla piattaforma specializzata Cirium. Dall’inizio delle tensioni non è stato effettuato il 55% dei movimenti programmati da tutti i vettori, locali e internazionali. Tra il 28 febbraio e il 9 marzo, Emirates, Qatar Airways, Etihad Airways, flydubai e Air Arabia hanno cancellato almeno 16.500 voli, con disagi immediati per circa 3,7 milioni di passeggeri.
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