“L’aumento dei costi si potrà riflettere sulle bollette, è inevitabile. L’unico modo per non essere dipendenti da fattori geopolitici è aumentare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili”. Così Luca Dal Fabbro, presidente di Iren, analizza i rischi innescati dalla guerra in Iran in un colloquio con La Stampa. L’effetto della crisi in Medio Oriente “potrebbe pesare molto. Circa un quinto del petrolio e del gas mondiale transita dallo Stretto di Hormuz. Un rallentamento o una chiusura ha effetti immediati sui volumi e soprattutto sui prezzi. Il Brent è tornato intorno agli 80 dollari al barile; se dovesse salire a 90-100 dollari, come ipotizzano alcuni analisti, avremmo un impatto economico rilevante con un’ulteriore spinta inflattiva”. Dal Fabbro spiega poi che l’Europa “è particolarmente esposta. La guerra russo-ucraina ci ha mostrato la vulnerabilità europea quando abbiamo sostituito il gas russo con il gnl in gran parte americano. Oggi il rischio è doppio: Hormuz è la porta energetica, Suez quella logistica. Se la paralisi di Hormuz si sommasse alle tensioni nel Mar Rosso, la catena energetica e commerciale mediterranea entrerebbe in una crisi seria. Inoltre, la volatilità dei prezzi del gas, come abbiamo visto recentemente con l’impianto di Raf-La-Fan in Qatar, è un moltiplicatore della crisi, influenzando non solo i costi, ma anche le aspettative macroeconomiche globali”.
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