“Non c’è confusione soltanto da questo lato, ma sembra che ci siano reali divisioni tra gli uomini che guidano l’Iran”. Così il il filosofo politico Michael Walzer, autore del celebre saggio ‘Guerre giuste e ingiuste’ in una intervista a Il Corriere della Sera. Il nodo sono le divisioni tra il capo dei Pasdaran Vahidi e lo speaker del parlamento iraniano Ghalibaf che hanno idee diverse sui negoziati: “Sì, e diverse valutazioni sulla propria capacità di resistenza. Penso che ci siano leader iraniani che guardano alla situazione economica e vogliono un accordo al più presto possibile, e altri che ritengono di aver vinto la guerra e vogliono dettare le condizioni”, aggiunge. E ancora: “Non ci sono vincitori, è vero. Ma persone da entrambe le parti cercheranno di dichiarare vittoria. Per Trump deve essere molto importante. Temo che non sia pronto ad accettare quello che diplomatici americani razionali potrebbero definire un decente cessate il fuoco o trattato, ma forse potrà farlo. E può semplicemente mentire su quello che sta accadendo e forse ci saranno abbastanza persone che ci credono”. Infine su Israele: “Non penso che a questo punto Israele abbia influenza. Trump ha scritto che ha proibito a Israele di continuare a bombardare il Libano. Se ha davvero ascoltato Netanyahu quando gli descriveva la probabilità di una rivolta in Iran e di un nuovo regime, se ricorda tutte queste cose che gli ha detto, non può essere pronto ad ascoltarlo di nuovo. Penso che Israele sia in una posizione fortemente indebolita ora, anche se credo che in Libano, se ci fosse una volontà israeliana di trattare sul serio con il governo libanese, ci sono reali opportunità per un accordo di pace, che per i miei amici israeliani sarebbe una grande vittoria”.
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