“Il conflitto in Medio Oriente ha suscitato preoccupazioni circa i rischi per le catene di approvvigionamento agricole, in particolare a causa dell’aumento dei costi dei fertilizzanti e dei prezzi più elevati dei carburanti. La regione è anche un importante snodo per la produzione e il commercio di fertilizzanti, rappresentando fino al 35% delle esportazioni globali di urea e fino al 30% delle spedizioni di ammoniaca. In assenza di scorte strategiche e con le limitazioni già esistenti presso alcuni fornitori, le recenti interruzioni delle spedizioni e la chiusura di alcuni impianti di produzione locali hanno provocato un forte aumento dei prezzi dei fertilizzanti”. Lo conferma l’International Grains Council (Igc), secondo cuii, anche se “si presume che la maggior parte dei produttori di cereali e semi oleosi dell’emisfero settentrionale disponga di sufficienti risorse fertilizzanti in vista della stagione primaverile dei lavori in campo”, una crisi prolungata “potrebbe influenzare le decisioni di semina in altre aree nel corso dell’anno, con alcune zone dell’Asia e dell’Africa particolarmente dipendenti dalle forniture di fertilizzanti provenienti dal Golfo Persico”. Più in generale, un’interruzione prolungata potrebbe portare “a una rivalutazione dei dosaggi di fertilizzanti, con possibili ripercussioni sulle rese e sulla qualità dei raccolti”.
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