Una razionalizzazione che appare “più formale che reale” e un metodo che esclude il confronto diretto con le parti sociali. È questa la posizione che esprime la CISL, rappresentata da Giorgio Graziani (Segreteria Confederale) e Claudio Arlati, nel corso dell’audizione alla Camera sullo schema di decreto legislativo per il riordino degli incentivi. Pur accogliendo con favore la volontà di superare la frammentazione del sistema, la CISL punta il dito contro una governance ritenuta troppo chiusa. “Manca un confronto preventivo adeguato – sottolineano i rappresentanti sindacali – e il processo di snellimento sembra limitarsi al solo Mimit, mentre altri ministeri come Cultura e Turismo non forniscono indicazioni analoghe”. Tra le criticità tecniche sollevate, la CISL evidenzia il mancato coordinamento con le Regioni, che restano “troppo libere di agire senza una regia centrale”, e l’incognita delle risorse: il rinvio alla Legge di Bilancio per finanziare il nuovo Fondo per la crescita sostenibile rischia infatti di compromettere la tempestività e l’operatività degli strumenti. Sul piano delle proposte, la confederazione chiede di inserire precise condizionalità per le imprese beneficiarie: “Gli incentivi devono essere legati al rispetto del giusto salario, all’applicazione della contrattazione maggiormente rappresentativa e all’adozione di modelli di partecipazione organizzativa”. Secondo la CISL, tali vincoli non solo sono compatibili con le norme UE, ma rafforzano l’efficacia stessa degli interventi per la competitività del Paese.
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