Secondo un’analisi dell’agenzia Reuters riportata dal Corriere della Sera, fino adesso il costo della guerra è stato di 25 miliardi di dollari. Conto presentato alle grandi aziende mondiali da Stati Uniti, Israele e Iran. Una cifra, si legge, verosimilmente destinata a crescere. L’analisi di Reuters, costruita sulle comunicazioni agli investitori di centinaia di società quotate tra America, Europa e Asia, mostra come il conflitto stia rapidamente trasformandosi in una pressione sistemica sui bilanci delle imprese. Non solo petrolio più caro, ma trasporti più costosi, materie prime difficili da reperire, rotte commerciali rallentate e consumatori più prudenti. Reuters riporta ancora che almeno 279 società hanno già collegato la guerra a misure straordinarie: aumenti di prezzo, riduzione della produzione, sospensione di buyback e dividendi, cassa integrazione, sovrapprezzi sui carburanti e richieste di sostegno pubblico. Un riflesso difensivo che ricorda quanto la geopolitica sia tornata a pesare sui conti economici dopo anni di globalizzazione relativamente stabile.
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