L’industria del vetro italiana sale sul gradino più alto del podio europeo. I dati dell’assemblea generale di Assovetro certificano un recupero prodigioso del comparto, con un balzo in avanti che porta la produzione totale nel 2025, tra cavo, piano, filati e tableware, a superare i 5,5 milioni di tonnellate, con un fatturato complessivo di 9 miliardi circa.
Numeri più che positivi, tenendo presente che il contesto internazionale, tra conflitti (Ucraina e Medio Oriente) e guerre commerciali (i dazi imposti dagli Usa) è tutt’altro che ‘accogliente’ per le imprese. A sottolinearlo è anche il presidente uscente dell’associazione, Marco Ravasi, che termina il suo incarico e consegna il testimone a Vitaliano Torno, che avrà il compito di guidare le aziende del settore attraverso le nuove sfide di questa fase storica particolarmente complicata. “Il 2025 dimostra la solidità di una manifattura che è diventata la prima in Europa per capacità produttiva e ha scommesso su nuovi impianti, mentre l’Europa li riduceva”, dice Ravasi. Che sottolinea un altro aspetto importante: “Gli altri hanno sofferto molto di più di noi: si sono fermati 25 forni di vetro cavo in Europa, tra Germania, Francia e paesi limitrofi, e 7 forni di vetro piano, tra cui la Germania che storicamente era il paese di riferimento molto più dell’Italia. Da noi, invece, se n’è fermato uno”.
Che il lavoro da fare sia tanto se ne rende perfettamente conto Torno, che in questo contesto ha trascorso diversi anni della sua carriera, ricoprendo anche ruoli importanti a livello continentale come membro ultraventennale della Feve (Federazione europea dei produttori di contenitori in vetro): “Le sfide che ci attendono – dice il neo presidente di Assovetro – sono significative e impegnative, soprattutto perché la manifattura italiana dovrà scontare condizioni di contesto non competitive rispetto ad energia e esposizione ai commerci internazionali che ci devono assolutamente trovare pronti”. Torno usa, in particolare, una parola d’ordine: cooperazione, tra le imprese ma anche con le istituzioni per portare avanti le proprie battaglie nel mercato globale e per rompere qualche soffitto di cristallo in Ue.
Del resto i dati gli danno ragione, perché lo scorso anno la produzione dei contenitori in vetro (bottiglie, vasetti, fiale) è stata di oltre 4,5 milioni di tonnellate (+4% su base annua), trainata dalla produzione di bottiglie (+5,8%). Anche la bilancia commerciale è in attivo con un amento delle esportazioni e diminuzione delle importazioni per tutti i settori: vetro piano (+19,3% export e -20,4% import), vetro cavo (+8% di esportazioni e -3,7% di importazioni) e poi il boom di export per le bottiglie (+23,8%). Senza contare che sul piano ambientale il tasso di riciclo è ulteriormente aumentato, toccando quota 82,1%. “L’industria vetraria italiana è un pilastro del Made in Italy, prima in Europa per capacità produttiva e occupazione, conta 30 mila dipendenti diretti, altrettanti nell’indotto, genera un valore aggiunto superiore ai 3 miliardi di euro e rappresenta l’ossatura di filiere strategiche nazionali“, riconosce il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
In questo scenario, però, resta il grande rammarico dell’automotive, che vive un periodo non facile che si riverbera anche sulle altre filiere, come quella del vetro appunto, che chiude il 2025 con un calo di produzione di oltre il 3 percento. Sarà una delle mission della nuova governance di Assovetro, come la battaglia per gli Ets in Ue. “Il nostro obiettivo è invertire la rotta rispetto ad approcci ideologici che troppo spesso hanno condizionato le politiche comunitarie“, assicura ancora Urso nel videomessaggio inviato all’assemblea generale. Confermando di essere al lavoro, come governo, “per ottenere un quadro normativo complessivo coerente con la realtà industriale e, quindi, ispirato dal principio dalla neutralità tecnologica, a partire da una profonda revisione del meccanismo Ets, che attendiamo dalla Commissione Ue il prossimo 17 luglio“.
Non sarà l’unico target delle imprese vetrarie, perché l’obiettivo principale è quello di ridurre le barriere normative che frenano la crescita delle imprese nel nostro continente e, dunque, nel nostro Paese. Sul punto Torno è chiarissimo: “Facciamo sentire, siamo noi a dettare le condizioni”.
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