Vali Nasr, professore alla Johns Hopkins University, tra i massimi esperti d’Iran, ritiene che i negoziati d’Islamabad siano “falliti, ma sono andati avanti per 21 ore, fino a notte fonda, il che suggerisce che ci sono state conversazioni importanti, che valgono di più del fallimento stesso. Le due delegazioni arrivavano da quaranta giorni di guerra, immagino non potessero andare oltre. La leggo così: Islamabad è stato il primo round. Ma i negoziati in sé rappresentano un momento storico”. Nell’intervista a Il Corriere della Sera spiega: “Sono i primi faccia a faccia dal 2015, dall’accordo sul nucleare con Barack Obama. E poi sono stati un confronto ad altissimo livello”. E ancora: “Ci sono delle differenze importanti, in particolare su quando e come verrebbe aperto lo Stretto di Hormuz, su come gli iraniani faranno a consegnare i 400 chilogrammi di uranio arricchito. Sulla fine dei bombardamenti israeliani in Libano, sullo sblocco dei beni iraniani congelati. Le differenze ci sono, ma credo anche che in quelle stanze ci siano state conversazioni importanti. Vero è che Trump ha appena minacciato di imporre un blocco navale su Hormuz, ma trovo interessante che non abbia ancora minacciato bombardamenti massicci sull’Iran”. Nasr non è pessimista: “No, ci si aspettava un grande accordo, ma non era realistico. Questa guerra finirà attorno a un tavolo, anche se non è successo questa volta”.
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