Smoke billows from a site in the city of Haifa on June 16, 2025, following a fresh barrage of Iranian missiles. Israel's military warned on June 16 of a new missile salvo incoming from Iran, as AFP journalists reported loud explosions in Jerusalem and fires outside the coastal city of Haifa. "A short while ago, the IDF identified missiles launched from Iran toward the territory of the State of Israel," the army posted on Telegram, using the acronym for its official name. (Photo by Ahmad GHARABLI / AFP)
Si intensifica lo scontro tra Stati Uniti e Iran, con una nuova ondata di attacchi reciproci che accresce la tensione in Medio Oriente e mette a rischio la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato di aver concluso il 12 luglio una nuova serie di operazioni offensive contro l’Iran, colpendo decine di obiettivi in diverse località del Paese. Secondo Washington, gli attacchi sono stati condotti con munizioni di precisione per ridurre la capacità iraniana di minacciare il traffico marittimo internazionale nello Stretto di Hormuz.
Nel dettaglio, le forze statunitensi hanno preso di mira sistemi di difesa aerea, postazioni radar costiere, capacità missilistiche e di droni, oltre a piccole imbarcazioni. Per la prima volta nell’operazione sono stati impiegati congiuntamente aerei da combattimento, navi da guerra, droni d’attacco aerei monouso e droni marini. Il Centcom ha ribadito che le forze americane resteranno schierate per garantire la libertà di navigazione commerciale, definendo “ingiustificate” le azioni e le minacce attribuite a Teheran.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Le forze armate della Repubblica islamica hanno dichiarato di aver lanciato attacchi con droni e missili contro basi statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania, in risposta ai raid americani nel sud dell’Iran. Secondo una dichiarazione diffusa dall’esercito iraniano, in Kuwait sarebbero stati colpiti sistemi di difesa Patriot, depositi di munizioni e una postazione radar, mentre in Bahrein gli attacchi avrebbero interessato sistemi di comunicazione e radar statunitensi.
Parallelamente, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha rivendicato il lancio di missili balistici contro la base aerea statunitense Prince Hassan, in Giordania. L’IRGC sostiene che l’azione sia stata una risposta ai tentativi degli Stati Uniti di far transitare imbarcazioni attraverso quella che definisce una “rotta marittima illegale” nella parte meridionale dello Stretto di Hormuz, accusando Washington di aver successivamente colpito installazioni militari e infrastrutture di telecomunicazione lungo la costa meridionale iraniana.
Teheran ha inoltre avvertito che eventuali ulteriori attacchi statunitensi provocheranno una risposta ancora più dura, attribuendo agli Stati Uniti e a Israele la responsabilità dell’instabilità nella regione.
Sul fronte della navigazione, cresce l’allarme per la situazione nello Stretto di Hormuz. L’Autorità dello Stretto del Golfo Persico (PGSA) ha annunciato che il transito delle imbarcazioni attraverso il passaggio marittimo è “attualmente impossibile”, attribuendo l’interruzione alle “attività militari illegali” degli Stati Uniti nella regione. L’annuncio, diffuso attraverso un messaggio pubblicato sul social network X e rilanciato dall’agenzia Irna, rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione per una delle rotte marittime più strategiche al mondo, attraverso cui transita una quota significativa delle esportazioni globali di petrolio e gas.
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