“Sono pronto ad andare in Iran per lanciare da una zona sicura l’ultimo assalto al regime”. E’ il messaggio di Reza Pahlavi, figlio del deposto scià, nella prima visita in Italia dall’indomani della repressione di gennaio. In un dialogo con Repubblica spiega: “Il mondo ha visto a inizio gennaio il massacro di iraniani da parte del regime. Quella repressione ha portato l’America a mantenere la promessa di intervenire a protezione della popolazione. L’offensiva aerea è stata ricevuta bene dagli iraniani, che la volevano e aspettavano. È stato quasi un intervento di soccorso umanitario nei confronti di un popolo in ostaggio. E il regime ha reagito aumentando la repressione”. Pahlavi aggiunge: “Civili senza difese non possono affrontare banditi armati che sparano dalle case, hanno basi e sottoterra e fanno arrivare miliziani stranieri. Il regime è indebolito e può collassare se, a parte possibili nuovi attacchi da fuori, sarà il popolo a prendere l’iniziativa. Siamo noi iraniani, la forza di terra ma abbiamo bisogno di essere sostenuti”.
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