“Il presidente ha detto: ci aspettiamo 4-5 settimane di bombardamenti, con la speranza che alla fine questo cambierà il regime e il popolo dell’Iran sarà in grado di sollevarsi e di sviluppare un governo migliore. Questa è la speranza. Il problema è che non abbiamo buoni precedenti di cambio di regime e di nation building . Non puoi aprirti la strada al cambio di regime con le bombe. Perciò quello che mi preoccupa è: qual è l’obiettivo? E abbiamo una strategia per raggiungerlo e chiudere la partita? Non sono sicuro che l’amministrazione abbia piani chiari su questa guerra”. Così Leon Panetta, ex direttore della Cia e segretario della Difesa degli Stati Uniti, in una intervista a Il Corriere della Sera. “In passato ci sono stati problemi di catene di approvvigionamento militari. L’abbiamo visto nella fornitura di ulteriori armi all’Ucraina. La realtà è che ci sono limiti al numero di missili e alle capacità di difesa aerea anche se abbiamo un esercito forte e un enorme supporto industriale. Ma alla fine nessun Paese è completamente pronto per un’ampia guerra regionale, ovvero ciò in cui siamo coinvolti ora. È una guerra che copre il Medio Oriente e 4-5 settimane di continui attacchi richiedono logistica e mobilizzazione, e non ho dubbi che le nostre forze sono tese al massimo”. Panetta spera che la guerra duri “non più di 4-5 settimane perché se il regime resta al potere con nuovi leader sarà molto difficile produrre il tipo di cambiamento che vuole il presidente. La speranza a quel punto sarebbe probabilmente che i nuovi leader siano pronti a impegnarsi in negoziati che possano risolvere la guerra”. E ancora: “Sarei molto sorpreso se decidesse di mandare truppe sul terreno in una invasione su larga scala dell’Iran. Per il costo di vite umane e perché abbiamo imparato in Iraq che non necessariamente produce i risultati sperati. Questo Paese è ancora preoccupato per le guerre eterne in Medio Oriente, gli ultimi sondaggi mostrano che almeno il 70-80% si preoccupa per la direzione di questa guerra, perciò non prevedo soldati Usa sul terreno”.
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