“Il cessate il fuoco è una buona notizia perché scongiura il rischio di una pericolosa escalation. Tutto il resto però, ossia le divergenze di sostanza che minacciano di impedire un vero accordo di pace duraturo, rimane in sospeso e irrisolto”. Così David Petraeus ex direttore della Cia ed ex capo del Comando centrale, incaricato di gestire le operazioni militari in tutto il Medio Oriente, in un dialogo con Repubblica. “Il cessate il fuoco di due settimane va accolto con favore, in quanto scongiura temporaneamente un’ulteriore escalation della guerra nel Golfo che avrebbe potuto causare danni considerevoli alle infrastrutture critiche degli Stati del Golfo e dell’Iran, aggiunge. E ancora: “Il risultato fondamentale è stato evitare l’escalation, che minacciava di essere devastante non solo per l’Iran, ma anche per tutti i Paesi del Golfo alleati degli Stati Uniti e fondamentali per il mercato globale dell’energia”. Petraeus poi sottolinea: “Sembrano sussistere differenze significative tra le interpretazioni statunitense e iraniana di quanto concordato in merito ad almeno quattro punti chiave: la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz e chi possa controllarla; il diritto dell’Iran all’arricchimento dell’uranio, che verrebbe confermato; il mantenimento da parte dell’Iran delle scorte esistenti di uranio arricchito, di cui non sarebbe prevista l’eliminazione e con cui si possono costruire armi nucleari; la presenza delle forze statunitensi nella regione del Golfo, che secondo Teheran andrebbero ritirate. Sono questioni fondamentali per gli interessi americani e di tutti gli alleati regionali e occidentali, difficili da accettare nei termini in cui sono state indicate nei dieci punti presentati dagli iraniani”.
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