“L’incertezza sta paralizzando il mondo dell’energia, ora è il momento di adottare misure mirate e precise per evitare ripercussioni severe”. Così Stefano Scarpetta, capo economista dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), in una intervista a La Stampa. Scarpetta traccia poi un quadro delle sfide sui tavoli dei governi e delle banche centrali: “L’ultima notizia di un cessate il fuoco di due settimane con la riapertura dello Stretto di Hormuz è molto incoraggiante per le popolazioni civili e per le prospettive economiche mondiali. Ma occorre ovviamente renderle effettive e promuovere una fine delle ostilità duratura. Allo stesso tempo, occorre continuare a monitorare non solo gli effetti a breve termine benché molto marcati, ma anche quelli potenziali a lungo termine, come su fertilizzanti e chip”. Scarpetta poi aggiunge: “C’è molta incertezza sui mercati internazionali anche perché le notizie sull’andamento del conflitto e sugli effetti sulle infrastrutture e sullo Stretto di Hormuz si susseguono rapidamente. Le ultime notizie di un cessate il fuoco e della riapertura dello Stretto di Hormuz sono incoraggianti. La guerra, oltre al drammatico costo in vite umane e alla distruzione di infrastrutture civili essenziali, ha posto l’attenzione degli osservatori sull’evoluzione dei prezzi delle materie prime, in particolare petrolio e gas naturale. L’annuncio del cessate il fuoco ha fatto scendere il prezzo del Brent di quasi 20 dollari al barile l’8 aprile, e i mercati finanziari hanno avuto un rimbalzo temporaneo. La preoccupazione maggiore per l’economia globale è quella di un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz. È uno snodo marittimo strategico attraverso cui transita una quota imponente del traffico mondiale, pari al 25% del greggio trasportato via mare e al 21% del gas liquefatto. Una chiusura di questo passaggio ha generato un deficit di approvvigionamento severo per l’intero tessuto industriale globale. I danni fisici alle infrastrutture energetiche sono una nuova più recente: richiedono tempi lunghi, stimati ad almeno due o tre anni, per essere riparati in via definitiva. Questo elemento strutturale getta un’ombra ulteriore sulle prospettive future”.
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