Come riporta Il Sole 24 Ore, il ciclone Harry rischia di tradursi nel 2026 in una perdita di Pil compresa tra lo 0,8% e oltre l’1% nelle aree più esposte: il che vuol dire, detto in soldoni, un danno che vale un po’ meno di due miliardi. “Una stima credibile che mette l’accento sull’urgenza di intervenire per evitare che le conseguenze dell’evento possano tradursi in perdite consistenti di crescita e di occupazione. Solo una ricostruzione rapida può evitare il declino dei settori strategici di questi territori, il turismo e l’agroalimentare, che hanno negli ultimi anni trainato la crescita economica – sostiene Luca Bianchi, direttore della Svimez -. Dalla gestione dell’emergenza bisogna passare in tempi brevi alla definizione di un programma di interventi strutturali, a partire dalla mobilitazione delle risorse disponibili, facendo leva in particolare sulle risorse del Fondo sviluppo e coesione della Regione siciliana, che destina 1,2 miliardi alle misure per ‘rischi e adattamento climatico’, da impegnare entro il 2029”.
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