“Il fiume Misa ha esondato nel 2014, erano state individuate opere per mitigare l’alluvionamento di Senigallia e non tutte sono state realizzate, otto anni di tempo sarebbero dovuti essere congrui per mettere in sicurezza la città e il fiume”. Lo dice, intervistato da GEA,
Piero Farabollini, presidente dell’Ordine dei Geologi delle Marche.
“Parlo di risistemare gli argini fluviali, allargarli, di pulizia degli alberi, togliere la vegetazione che occupa la zona che deve essere occupata dall’acqua, spostare il materiale litoide (i ciottoli fluviali) perché l’acqua defluisca – spiega -. In un contesto urbanizzato non è sempre sufficiente allargare l’argine, ma vanno fatte le opere di canalizzazione, le arcate dei ponti vanno tenute pulite e devono essere dimensionate per far defluire una piena forte e improvvisa, questo va ripensato per le nostre città. Oggi ci troviamo in una situazione drammatica. In passato, però, ci sono stati dei campanelli di allarme, siamo stati in una condizione di quasi tracimazione del Misa negli anni scorsi. Noi spesso ci dimentichiamo il pericolo passato”.
“Serve – aggiunge – tantissimo tempo per manutenere il territorio, accortezza di dove si va a costruire e di cosa si va a realizzare. Pensiamo a quello che è successo mesi fa in Germania, il fiume si è ripreso tutto quello che era stato urbanizzato”.
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