Prezzi più alti e volatili, maggiore difficoltà di reperimento, rischi concentrati su terre rare e titanio. È questo lo scenario che attende l’industria italiana nei prossimi cinque anni secondo il progetto ‘Cascade’, ricerca finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Prin-Pnrr e condotta dal gruppo interuniversitario Re4It (Università di Bologna, Università di Bergamo, Università dell’Aquila e Politecnico di Milano) in collaborazione con il Centro Studi Confindustria. Lo studio è stato presento oggi in occasione dell’evento ‘Materie prime critiche e resilienza delle supply chains’ che si è tenuto nella sede di Confindustria. L’analisi si concentra su quattro materie prime critiche – alluminio, rame, titanio e terre rare – centrali per la transizione ecologica e digitale e per l’autonomia strategica europea. L’orizzonte è quello delle grandi trasformazioni in atto: sicurezza economica, competizione geopolitica, reshoring industriale e corsa globale alle tecnologie green e digitali.
La valutazione, basata su uno studio Delphi che ha coinvolto 45 esperti, indica un progressivo irrigidimento delle condizioni di accesso. Anche se l’aumento e la volatilità dei prezzi rappresentano una criticità trasversale a tutti i materiali, le tensioni più profonde riguardano le terre rare – che emergono come il materiale con il profilo di rischio più sistemico – e il titanio.
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