“Nonostante il monopolio cinese abbia rallentato la ricerca nel resto del mondo, in Europa si lavora per ottimizzare i processi di produzione delle terre rare minimizzando gli impatti e gli scarti. In Italia una parte del Pnrrr è stata destinata a questo obiettivo”. Così Andrea Dini, direttore dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Cnr. Nel colloquio con il Corriere della Sera aggiunge che a differenza di quanto si pensa, le terre rare non sono né terre né rare: “Sono 15 metalli, tra cui neodimio e lantanio, piuttosto diffusi sulla crosta terrestre: rari sono i giacimenti dove questi elementi si trovano in concentrazioni tali da rendere economico il processo di estrazione”. Dini spiega ancora: “Oltre a intensificare il riciclo, che però si stima soddisferà appena il 10% delle richieste di mercato da qui al 2050, è necessario studiare leghe diverse e nuovi materiali che richiedono minori quantità di terre rare. Al Cnr abbiamo un gruppo di lavoro focalizzato proprio su questo”.
Nel settore ortofrutticolo si registra un calo dell’11,2% rispetto alla scorsa settimana per i prezzi…
"Continuo a ritenere che sul piano geopolitico l'Europa non abbia molto da guadagnare da una…
"Come gli altri paesi europei, aiutiamo le nazioni del Golfo a difendersi dagli attacchi iraniani,…
“La missione del Presidente del Consiglio nel Golfo rappresenta un momento di rilievo per le…
"La scelta della Presidente del Consiglio Meloni di visitare nelle prossime ore i leader dei…
Alla vigilia di Pasqua, dopo il consiglio dei ministri che vara il nuovo Dl Carburanti…