“La transizione energetica è necessaria perché la scienza ci dice che l’attuale modello industriale non è sostenibile. E per fare la transizione occorrono questi minerali. Cercarli il più possibile vicino casa risponde a una logica geopolitica di ‘autonomia’ che sta prendendo il sopravvento su una logica più puramente economica. Credo che invece si dovrebbe perseguire una soluzione cooperativa: tutta l’attività di negoziati internazionali e il multilaterialismo andavano in questa direzione. Poi è arrivato Trump…”- Lo spiega Carlo Pietrobelli, professore di economia all’Università Roma Tre, una cattedra Unesco nella sede di Maastricht dell’Università delle Nazioni Unite. In un colloquio con Affari&Finanza aggiunge: “Gli Usa sono tra i principali produttori di minerali critici: se Trump andasse avanti nello scoraggiare l’uso di tecnologie verdi penalizzerebbe i produttori americani. Il secondo ha a che fare con un mercato green dominato dalla Cina, nel quale gli Stati Uniti contano molto meno di prima. Per questo ci aspettiamo un impatto globale ridotto delle politiche della Casa Bianca. Infine, i dazi: penalizzare le importazioni equivale a penalizzare le proprie esportazioni. Il mondo industriale Usa che ha appoggiato Trump ha molto da perdere da una guerra commerciale con la Cina, anche in questo campo”.
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