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Mercosur, Orsini (Confindustria): Chi blocca il trattato non vuole bene all’Italia

“L’accordo sul Mercosur porta solo vantaggi, soprattutto in questi giorni complicati: le tensioni geopolitiche, le Borse in calo. Votando contro, la Lega e i Cinque Stelle non fanno il bene del Paese”. Così Emanuele Orsini, presidente di Confindustria. “E’ l’ennesima prova che l’Europa non funziona. Le battaglie parlamentari finiscono per danneggiare i cittadini e le imprese. Dopo il Green Deal, un altro disastro. Come facciamo a metterci al tavolo delle trattative con l’America in questo momento?”, si domanda nel colloquio con La Stampa. Poi sui dazi minacciati da Donald Trump: “Partiamo da un presupposto. Chi mette i dazi non ha mai ragione. La battaglia di tariffe e contro-tariffe non porta da nessuna parte, soprattutto per un Paese esportatore come il nostro. Oggi l’Italia ha un saldo positivo verso gli Stati Uniti di circa 39 miliardi, la Francia di 2,83 miliardi. Non mi interessa seguire Emmanuel Macron nella sua battaglia. Noi siamo per l’Unione, ovviamente solidali con la Danimarca, ma non si può combattere una guerra che passi dalle barriere commerciali. Questa Unione europea sgangherata va ripensata subito. È giusto fare un negoziato che sia negli interessi della Danimarca, della Nato, ma nessuno deve alzare troppo l’asticella: bisogna disinnescare gli animi”. E ancora sulle proteste degli agricoltori: “Allora eliminiamo le differenze tra industria e agricoltura: pagano accise ridotte sul gasolio, agevolazioni su Imu e una lista di altri sgravi. Gli interessi degli agricoltori sul Mercosur riguardavano riso, pollo e zucchero. Non si sono accontentati, hanno avuto più soldi e non è bastato. L’industria soffre, la facciamo saltare? Oggi serve responsabilità da parte dei governi. Per questo, auspico che anche il nostro sostenga l’applicazione immediata dell’accordo provvisorio. Merz lo ha già dichiarato. Sospendere ora il Mercosur è una pazzia. Tutta l’Europa, in un momento come questo, va ripensata. Se cambia la guida politica, ma non la struttura tecnica, diventa tutto più difficile. Chi arriva deve poter scegliere le persone con cui lavorare: restare ingessati nelle strutture del passato non è sostenibile. Ma c’è un altro aspetto che non funziona”.

redazione

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