”Sulla base dei dati dell’Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi aggiornato al 31 dicembre 2023, redatto dall’Isin risulta che, a tale data, in Italia sono presenti complessivamente circa 32.663,1 m cubi di rifiuti radioattivi, in aumento di circa il 5% rispetto al 2022, la maggior parte dei quali ad attività bassa e molto bassa. Il Lazio è la regione che detiene il volume maggiore di rifiuti radioattivi, pari a 10.549 m cubi, ovvero il 32,30% del totale”, ha precisato poi il ministro. Seguono Lombardia (6.435 m cubi, 19,70%), Piemonte (5.971 m cubi, 18,28%), Basilicata (4.280 m cubi, 13,10%), Campania (2.595 m cubi, 7,95%), Emilia-Romagna (1.246 m cubi, 3,82%) Toscana (1.041 m cubi, 3,19%) e Puglia (546 m cubi, 1,67%); mentre ”in termini di quantitativo totale di radioattività” quindi rifiuti radioattivi, sorgenti dismesse e combustibile irraggiato, ”il Piemonte figura al primo posto, con il 79,30% del totale”. Così il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in audizione nelle Commissioni riunite Attività produttive e Ambiente della Camera sullo smaltimento delle scorie nucleari e sull’individuazione delle aree idonee allo sviluppo di impianti per la produzione di energie rinnovabili.
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