A settembre 2025, i ricavi mensili delle esportazioni di combustibili fossili della Russia hanno registrato un calo del 4% su base mensile, attestandosi a 546 milioni di euro al giorno, il livello più basso dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Anche le entrate del bilancio russo derivanti da petrolio e gas hanno registrato una riduzione del 26% su base annua a settembre. Lo segnala il Crea, Centro di Ricerca internazionale per l’Energia e l’aria pulita, secondo cui i ricavi russi a settembre 2025 sono la metà di quelli del settembre 2022, nonostante i volumi abbiano registrato un calo di appena il 5% nello stesso periodo di confronto. I ricavi derivanti dal trasporto marittimo di petrolio greggio hanno registrato un aumento marginale dell’1% su base mensile, attestandosi a 173 milioni di euro al giorno, proporzionale a un aumento del 3% nei volumi esportati su base mensile. I ricavi derivanti dal trasporto di petrolio greggio tramite oleodotto sono diminuiti marginalmente del 2% su base mensile, attestandosi a 62 milioni di euro al giorno. I ricavi derivanti dal Gnl sono aumentati però del 27%, raggiungendo i 40,5 milioni di euro al giorno, il che corrisponde a un incremento del 29% nei volumi esportati. I ricavi derivanti dal gasdotto sono diminuiti del 4%, attestandosi a 73 milioni di euro al giorno, mentre il volume esportato è diminuito del 2% su base mensile.
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