Il petrolio continua a salire, con il Brent che resta sopra quota 100,6 dollari al barile dall’ultimo picco di luglio (+2,7%). A spingere le quotazioni sono l’aggravarsi dello scontro tra Stati Uniti e Iran e i nuovi timori per possibili interruzioni delle forniture energetiche dal Medio Oriente, in particolare attraverso lo Stretto di Hormuz. L’escalation arriva dopo che le forze armate statunitensi hanno distrutto martedì cinque petroliere iraniane, in risposta a un tentativo di attacco contro una nave da guerra americana. L’Iran ha invece rivendicato attacchi contro due navi statunitensi e otto petroliere nel Golfo, invitando inoltre gli equipaggi di alcune imbarcazioni nei pressi dei porti di Kuwait e Bahrain ad abbandonarle. Il deterioramento della situazione aumenta il rischio di nuove interruzioni dei flussi di greggio e alimenta le aspettative di un ulteriore rialzo dei prezzi. Secondo Goldman Sachs, l’intensificarsi degli attacchi alle navi potrebbe spingere il petrolio oltre i 120 dollari al barile.
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