“Il piano Mattei appartiene all’Italia, non al governo”, Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Che ribadisce: “L’Italia non è sola, come dimostra la presenza dei vertici europei al massimo livello, Ursula Von Der Leyen, Charles Michel, Roberta Metsola, che hanno avuto grande apprezzamento per il ruolo di apripista dell’Italia. L’Europa insieme deve farlo, l’Europa può farlo”. Nell’intervista a La Stampa, Urso poi aggiunge che l’obiettivo è “dimostrare che può esistere un nuovo approccio, sul solco di Enrico Mattei, consapevoli che l’Africa rappresenti oggi anche una grande opportunità e non solo una fonte di problemi che comunque dobbiamo affrontare insieme. Il nostro modello di partnership win-win è quello che può farci vincere la competizione nei confronti di Russia e Cina e di saldare il destino del Vecchio e del Nuovo Continente. Essa supera sia la visione tardo colonialista, moralmente riprovevole, sia quella caritatevole, largamente insufficiente. Noi puntiamo alla partnership culturale, tecnologica, industriale, quindi anche politica”. Urso infine sottolinea quali sono i comparti su cui scommettere per il futuro: “Le interconnessioni, lo spazio e le materie prime critiche fondamentali per la tecnologia green e digitale. Le interconnessioni passano tutte dall’Italia: i gasdotti, le reti elettriche, le reti di trasmissioni dati, ma anche quelle portuali e logistiche. Lo spazio: l’Italia è oggi una grande potenza spaziale perché 60 anni fa conquistò, terza al mondo, l’accesso nello spazio dalla base di Malindi in Kenya. Siamo pronti a realizzare una partnership con l’agenzia spaziale africana e con i singoli Paesi per accompagnarli in questa nuova avventura umana che ha immediate ricadute sulla terra a cominciare proprio dal migliore utilizzo del suolo attraverso l’osservazione dallo spazio, così come alla telemedicina, fondamentale per quei popoli. Infine, le materie prime critiche: se non vogliamo passare dalla dipendenza dai combustibili fossili russi a quella dalle materie prime critiche e dalla tecnologia cinese dobbiamo sviluppare l’autonomia strategica europea e lo si può fare solo con l’Africa
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