Paolo Foietta, attuale presidente della conferenza intergovernativa della Torino-Lione, nei primi anni Duemila come dirigente della provincia di Torino avviò l’iter per la costruzione dell’inceneritore del Gerbido. “Oggi, a differenza di allora, in Piemonte non c’è una situazione di emergenza e questo permetterà di lavorare con più serenità. Ma deve essere chiaro a Consorzi, Provincie, Città Metropolitana e ai Comuni, con amministrazioni spesso politicamente disomogenee, che senza uno spirito di condivisione e sostegno, analogo a quello di vent’anni fa, non si andrà da nessuna parte”, dice in una intervista a La Stampa. Sulla reale necessità di un secondo inceneritore in Piemonte, Foietta spiega: “Secondo i dati del piano regionale rifiuti e bonifiche aree inquinate ci sono 143 mila tonnellate di scarti, 150 mila tonnellate di rifiuti speciali e 9000 di carattere sanitario che potrebbero finire nel termovalorizzatore. Questo scenario tiene conto della necessità di raggiungere a livello regionale almeno l’82% di raccolta differenziata e di ridurre la produzione dei rifiuti urbani a livello regionale a meno di 2 milioni di tonnellate entro il 2035”. Poi aggiunge che “nessuna decisione, lo ripeto, è stata ancora presa. L’Autorità dovrà anche tener conto della realtà e della grande varietà di soluzioni per lo smaltimento presenti a livello regionale: si va dalle discariche alla termovalorizzazione, al trattamento ed al successivo conferimento ai cementifici oppure ad impianti di altre regioni. Il nostro lavoro dovrà tener conto di questa situazione cercando di coordinare e razionalizzare le diverse soluzioni così come di uniformare le tariffe”. E infine: “Sarà individuato il come, il quando e in quale forma dare attuazione alla legge regionale. E in quella proposta – che non sarà blindata ma metterà sul tavolo i possibili scenari di gestione – ci saranno anche le regole per garantire un controllo a livello locale sulla sicurezza dell’impianto e le compensazioni economiche”.
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