“Gli attacchi dei droni ucraini sono diventati non solo spettacolari, ma anche efficaci nell’aumentare il costo della guerra per il Cremlino. Le forze russe, però, continuano ad avanzare in profondità, anche se non con la stessa rapidità di prima”. Lo dice in una intervista a La Stampa Nikolay Petrov, responsabile del Laboratorio per l’analisi dei processi di trasformazione del New Eurasian Strategies Center. “Trump è in grado di cambiare posizione molto rapidamente e in modo drastico. Non sopravvaluterei l’importanza dell’apparente cambiamento di rotta. Prima di tutto, è difficile considerare l’attuale posizione dell’amministrazione Usa come irreversibile. Non è un caso che il Cremlino si sia astenuto dal reagire negativamente alle dichiarazioni di Trump. In secondo luogo, la guerra con l’Iran ha dimostrato che le capacità degli Usa non sono così estese come spesso si crede. Ciò vale in particolare per la possibilità che Washington fornisca all’Ucraina grandi quantità di armi in tempi brevi, data la pressione che il conflitto con Teheran ha esercitato sugli arsenali americani. E in vista delle elezioni di Midtermi è improbabile che Trump voglia farsi coinvolgere in un’altra guerra ‘estera’ senza la prospettiva realistica di un successo rapido e tangibile”.
Petrov poi aggiunge: “Non ho dubbi che Putin stia preparando un attacco spettacolare. Ma credo che sia più probabile una provocazione contro un Paese Nato, per dimostrare che l’alleanza atlantica è una ‘tigre di carta’. Potrebbe essere la Polonia, uno degli Stati baltici o un Paese scandinavo. L’obiettivo non sarebbe quello di conquistare il territorio, ma avanzare e poi ritirarsi, dimostrando che la Nato non è in grado di rispondere militarmente”.
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