Le sovvenzioni concesse dalla Cina al proprio settore siderurgico “distorcono” il mercato mondiale e frenano gli investimenti per la decarbonizzazione dell’industria siderurgica. Lo afferma l’Ocse. Il mercato mondiale dell’acciaio “è distorto da forze non commerciali, dove i produttori che non ricevono sovvenzioni non possono competere ad armi pari”, afferma il rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. I tassi di sovvenzione dell’acciaio in Cina (in percentuale dei ricavi delle imprese) sono “cinque volte superiori alla media delle altre economie”, secondo il rapporto, mentre le esportazioni di acciaio dalla Cina “sono più che raddoppiate dal 2020”. Queste hanno raggiunto il livello record di 118 milioni di tonnellate (Mt) nel 2024, mentre le importazioni cinesi di acciaio sono diminuite di quasi l’80%, attestandosi a 8,7 Mt.
Questi cambiamenti che riguardano la Cina, primo produttore mondiale di acciaio, “rappresentano una sfida importante” per gli altri paesi, poiché le loro esportazioni “sono diminuite” mentre le importazioni “sono aumentate vertiginosamente”, osserva l’Ocse nel suo rapporto intitolato ‘Prospettive dell’acciaio dell’Ocse 2025’.
Dal 2020, le importazioni di acciaio sono aumentate di quasi il 13% nell’Unione europea e nel Regno Unito, del 18% in Giappone e Corea, del 40% in Nord America, del 52% in Turchia, del 60% in Sud America e fino al 77% in Oceania.
(Segue)
(AFP)
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