“Siamo in una situazione paradossale. Il governo, nell’interlocuzione con l’azionista privato, ha disegnato un piano di sviluppo delle Acciaierie che è molto articolato e poggia su due pilastri: la costituzione di Dri d’Italia, la società che deve realizzare l’impianto di riduzione diretta, e lo sviluppo del piano di decarbonizzazione di Acciaierie d’Italia”. Lo dice il presidente Franco Bernabè. In una intervista a La Stampa aggiunge: “Il progetto complessivo, definito nei dettagli dal cda, è stato sostenuto con una serie di strumenti finanziari importanti, ai quali ha contribuito in maniera determinante il ministro Giorgetti: per il Dri abbiamo il miliardo del Pnrr; un altro miliardo è a sostegno del piano industriale di AdI”. Bernabè lancia un grido di allarme: “Il gruppo ha una prospettiva condizionata da quanto avvenuto quest’anno. L’accesso al credito bancario, come ho sottolineato più volte, è molto limitato perché la società non ha asset, visto che il patrimonio impiantistico appartiene a Ilva in amministrazione straordinaria. A questo aspetto si è aggiunta l’esplosione del costo dell’energia, che ha comportato un onere oltre a ogni ragionevole misura. Quest’anno abbiamo speso quasi 1,4 miliardi di energia, a fronte dei 180 milioni spesi 2020. Con quella cifra avremmo potuto finanziare due anni di sviluppo del progetto di decarbonizzazione, ma questo non dipende da elementi controllabili dal management”.
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