“La portata del disastro la capiremo solo dopo, ma se il petrolio arriva sino al Mar Nero si rischiano forti impatti a lungo termine come l’insorgenza di forme di cancro e mutazioni genetiche nelle specie”. Così Ezio Amato, responsabile del Cre-Ema, l’area per le emergenze ambientali in mare dell’Ispra, in una intervista a Repubblica. “Se come hanno inizialmente annunciato gli ucraini si tratta di qualche centinaio di tonnellata di petrolio, è una quantità che normalmente potrebbe riguardare un traghetto, non tali da presagire un disastro immediato enorme sull’immediato. Ma a lungo termine è un’altra storia, e soprattutto bisogna capire cos’altro ha trascinato tutta quell’acqua verso il Mar Nero”, aggiunge. Per quanto riguarda gli interventi, Crema dice: “È difficile da monitorare. Il fatto che i satelliti ci possono continuamente tenere informati sull’evoluzione del fenomeno non è vero: bisogna vedere quanto passano su quella zona e come ci danno conto della chiazza. I Paesi interessati da eventuale inquinamento hanno l’obbligo di disporre di mezzi antinquinamento specifici per combattere la possibile contaminazione accidentale da idrocarburi. Inoltre la Commissione Europea ha distribuito mezzi pronti e attrezzati per intervenire sugli incidenti. Ma in questo caso la situazione è complessa”.
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