“Ci vorranno anni per adeguare il nostro sistema difensivo, non solo investimenti. E anche volontà politica. Ma al momento maggioranza e opposizione non mi sembrano così convinte”. Lo dice il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica, esperto di geopolitica. “Penso che giustamente il responsabile della Difesa nazionale debba dire apertamente quali sono le criticità e le necessità da colmare. È inutile nascondersi, lo scenario è quello descritto. Bisogna aggiungere, e forse è anche peggio, che questa è una situazione generalizzata in tutta l’Europa occidentale dal crollo del Muro di Berlino: dovunque le risorse militari sono state ridotte in modo drastico. Ci siamo concentrati sul peacekeeping, come se le difese nazionali e della Nato non fossero più necessarie. Da tre anni almeno tutto è cambiato. Siamo coinvolti, abbiamo doveri d’intervento nei confronti degli alleati, ma organici insufficienti. E Trump ha dato la mazzata finale: sta evaporando la copertura Usa fornita finora, magari anche controvoglia”, spiega a Il Corriere della Sera. E ancora sull’Italia: “L’Esercito è sotto organico: ha 95 mila uomini e donne, un terzo dei quali con compiti logistici-addestrativi. Ne restano circa 60 mila ma che in caso di combattimento dovrebbero ruotare almeno su base quattro o cinque per poter usufruire di periodi di riposo e addestramento: quindi diciamo circa 12-15 mila soldati al fronte per volta. I russi ne hanno 600 mila. I britannici, accreditati come i più pronti a scendere in campo, sono 70 mila”. E infine: “I russi hanno spostato in Cirenaica la base aerea e navale sfrattata dalla Siria. Ce li abbiamo davanti, siamo a portata dei bombardieri Sukhoi. Pensare che non ci attaccheranno mai è una visione ottimistica, invece un soldato deve pianificare tutto in previsione dello scenario peggiore”.
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