Il politologo ucraino Denis Denisov oggi è professore dell’Università di Finanza del governo russo e direttore dell’Istituto di Iniziative di peacekeeping e Conflittologia si dice “ottimista” sui negoziati in corso per la pace ma non nasconde che il percorso sarà lungo. “Le concessioni di Kiev non sono sufficienti. La questione territoriale rischia di sabotare il negoziato”, spiega in un colloquio con Repubblica. E se Zelensky si è detto aperto a nuove presidenziali e a rinunciare all’adesione alla Nato, il margine nopn è sufficiente per convincere Mosca: “Ora come ora no. Gli obiettivi dell’Operazione militare speciale vanno ben oltre elezioni e Nato. La rinuncia all’ingresso nell’Alleanza deve essere in ogni caso sancita per iscritto non solo da Kiev, ma anche dai Paesi Nato. E nuove elezioni non sono possibili in Ucraina perché il Paese non rispetta i criteri fissati dall’Osce, come dimostra anche il recente scandalo corruzione. Zelensky, poi, ne ha parlato soltanto per far contento Trump”. E ancora: “Putin ha detto chiaramente che in Ucraina adesso l’unica istituzione legittima è la Rada, il Parlamento. Spetterebbe soltanto a quest’organo amministrare il Paese e decidere su un accordo di pace”. Mosca non vuole rinunciare ai territori annessi, a partire dal Donbass: “Innanzitutto ha un significato simbolico perché nel 2014 il conflitto è iniziato lì. È uno dei territori economici e industriali chiave. E la sua popolazione si è sempre sentita più vicina a Mosca che a Kiev per lingua, religione e percezione della storia”.
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