“Il nostro partito è quello che con più coerenza, a livello nazionale ed europeo, si è schierato al fianco dell’Ucraina. La ragione per cui l’abbiamo fatto è il doveroso rispetto del diritto internazionale, che per noi vale sempre, non fino a un certo punto. Il sostegno, anche militare, per noi discende non da un ordine della Nato o da qualche calcolo geopolitico, ma dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite che sancisce la legittima difesa dell’aggredito. Tajani dovrebbe ricordarsi che è suo dovere fare il ministro degli Esteri, non il provocatore. Da chi stava con il cappellino Maga in mano alla corte di Trump non prendiamo lezioni sulla democrazia”. Così Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, in un’intervista al Corriere della Sera. “Purtroppo noi abbiamo già oggi, unico grande Paese europeo, un vicepremier filo-russo. Si chiama Matteo Salvini, e non di rado smentisce la politica estera di Tajani nel silenzio di Meloni. L’ambiguità è di chi, in questi mesi, ha lasciato che si facesse strame del diritto internazionale e del multilateralismo, in favore dell’affermazione della politica di potenza e della legge del più forte. Che è esattamente ciò che accomuna l’ideologia di guerra di Putin, Trump e Netanyahu. Il nostro compito è costruire un’alternativa a tutto questo”.
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