“Putin non ha cambiato idea sulla guerra. Certo, ha affermato che finirà presto ed è la prima volta. Ma l’impressione è semmai che pensi di soddisfare presto le sue condizioni. Ovvero i punti già espressi a Istanbul nel 2022: non adesione di Kiev alla Nato, neutralità permanente dell’Ucraina con i conseguenti limiti imposti alle forze armate e così via”. Così Sergej Radchenko, storico russo-britannico esperto di Guerra Fredda e rapporti fra Russia e Cina, professore presso l’Henry Kissinger Center for Global Affairs della Scuola di studi universitari avanzati della Johns Hopkins University. In un colloquio con Repubblica aggiunge che Putin “spera, forse, di ottenere il Donbass con la forza: sebbene, al ritmo con cui avanzano le forze russe, mi sembra troppo ottimistico. Ma, se pure accadesse, arriveremmo al massimo a un cessate il fuoco, non a una pace duratura. Perché ciò che vuole Putin è irrealizzabile. Non ci sarà nessuna smilitarizzazione dell’Ucraina. Gli ostacoli sono reali e lo resteranno fin quando le parti non faranno passi concreti gli uni verso gli altri”.
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