“Non può esserci un’Europa sicura senza una Bielorussia libera e democratica”. Così Sviatlana Tsikhanouskaya, presidente eletta della Bielorussia e leader dell’opposizione al regime di Alexander Lukashenko. In un colloquio con La Stampa spiega: “Putin non cerca la pace, ma la capitolazione. Né lui né i regimi autoritari che lo sostengono sono interlocutori affidabili. Comprendono solo il linguaggio della forza. Non possono essere placati con concessioni, perché qualsiasi accordo rischia di non essere rispettato. È vero che tutte le guerre finiscono con dei negoziati, ma questi devono avvenire alle condizioni dell’Ucraina. L’Ucraina non è una torta da dividere. Se dovesse perdere, non sarebbe la fine dell’imperialismo russo. Il problema della Russia è che non riconosce limiti ai propri confini. Se oggi si accetta una sconfitta ucraina, domani la domanda sarà solo: chi sarà il prossimo?”. Poi sul ruolo della Bielorussia: “Ci sono due aspetti fondamentali da distinguere. Il primo riguarda il regime di Lukashenko, che è diventato complice di questa guerra ed è corresponsabile dei crimini commessi. Questo va sempre ricordato: il regime ha trasformato il nostro Paese in una piattaforma al servizio della Russia. Il secondo aspetto, però, è altrettanto importante. Bisogna separare chiaramente il regime dal popolo bielorusso. I bielorussi non sono dalla parte di Lukashenko, né dalla parte della guerra. Sono dalla parte dell’Ucraina e desiderano liberarsi di questo regime. Vogliamo diventare partner affidabili, non solo per Kiev, ma anche per l’Europa”.
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