“Il 2026 è un anno di transizione importante”. Così, Philip Lane, capo economista della Bce. “Oggi abbiamo un’inflazione al 2% e tassi al 2%, una situazione relativamente stabile. Ma siamo pronti a essere reattivi”, spiega senza escludere interventi se lo scenario globale dovesse cambiare in una colloquio con La Stampa. “Quello che ci aspettiamo nel corso di quest’anno è una transizione verso un’inflazione del 2% più sostenibile, con un calo della componente dei servizi e dei salari. Questo contribuisce a stabilizzare il ritorno dell’inflazione al nostro obiettivo. Le nostre proiezioni di dicembre indicano un’inflazione dei beni non energetici pari a circa il 2% nel 2026, 2027 e 2028, con lievi scostamenti dall’obiettivo solo per l’inflazione complessiva”.
Lane parla poi della debolezza della crescita nell’Eurozona: “Gli ultimi anni sono stati particolarmente difficili per l’economia europea. Il periodo 2023-2025 è stato caratterizzato da una combinazione di più fattori: l’elevata inflazione ha ridotto il reddito reale delle famiglie, penalizzando i consumi; i prezzi dell’energia molto elevati hanno inciso sui costi delle imprese, riducendo gli investimenti; e l’aumento significativo dei tassi di interesse ha contribuito alla debolezza del contesto economico. A questo si sono aggiunti i cambiamenti del panorama commerciale mondiale. Se guardiamo al 2023-2025, è chiaro che in diversi Paesi europei la performance economica è stata deludente, anche se l’economia dell’area dell’euro nel suo complesso è cresciuta e la disoccupazione è rimasta bassa”.
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