“Stabilizzare le relazioni è nell’interesse di Trump. Ma pure di Xi perché al momento la situazione economica della Cina non è molto promettente. Sembrano gli americani, almeno in superficie, i vincitori finora: ogni volta che Trump minacciava dazi, la Cina faceva un piccolo passo indietro. Quando gli Stati Uniti hanno minacciato di aumentare le tariffe a causa delle restrizioni sull’export delle terre rare, il governo cinese ha cercato di spiegare che la mossa non era contro gli Stati Uniti o gli altri Paesi. Penso che Pechino abbia capito che la questione offre agli Usa l’opportunità di riconnettersi e collaborare con i propri alleati, in Europa ma pure qui in Asia”. Lo dice Yu-Hua Chen, esperto di politica estera cinese, professore all’Akita International University in Giappone. Come spiega nell’intervista a Repubblica c’è un però: “A Pechino sanno che Trump non è affidabile, che non gli si può credere fino in fondo: lo pensano diversi esperti e pure alcuni funzionari del governo. Anche se verrà raggiunto un accordo nei prossimi giorni, dovremo vedere quanto durerà, e se sarà sostenibile. Pechino è disposta a scendere a compromessi su questioni che non danneggiano troppo i suoi interessi fondamentali, tipo TikTok, la soia, l’acquisto di prodotti agricoli. Ma questa guerra commerciale non riguarda soltanto l’economia, ma pure la sicurezza. Ci sono due questioni che saranno centrali nei colloqui: Taiwan e l’Ucraina”.
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