“Un discorso sintetico, molto diverso da quello di Papa Francesco che interagì con la piazza. Ma è positivo il suo richiamo alle origini ecclesiali in Perù, al dialogo e alla pace”. Così Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. “Pare sia un americano non trumpiano, e questa è una gran bella notizia. Soprattutto mi sembra che abbia una levatura intellettuale molto alta. Rispetto a una deriva che il mondo sta sperimentando attraverso le scelte incredibili di questo presidente, il segnale di un americano che ha un’esperienza nel Sud del mondo, vescovo in America latina, e ciò non di meno nato a Chicago, è una bella sorpresa”, aggiunge nell’intervista a La Stampa. Poi Petrini accarezza una speranza: “Nel suo breve messaggio l’universalità viene fuori bene. Il dialogo è la metodologia più forte. Se si dialoga, pur mantenendo posizioni diverse, l’atteggiamento tra le parti assume una posa meno conflittuale. Questa è la cosa più importante che ho imparato da Papa Francesco, il dialogo e la fraternità come metodologia, un valore che non è proprio solo della religione, ma è uno dei tre cardini della Rivoluzione francese”. E ancora: “In questo momento la cosa più importante è pace, pace e pace, anche con la Madre Terra. Perché se il disastro annunciato a livello ambientale, che è già in essere, va avanti, avremo momenti di grande sofferenza e ancora una volta il dazio più grande lo pagheranno i poveri. Perché la Terra continuerà ad esistere, l’umanità si potrà anche estinguere, ma i primi a pagarla con sofferenze indicibili saranno i poveri. Lo sono già”.
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