“Abbiamo terminato la vendemmia dei nebbioli venerdì, ma abbiamo trascorso le ultime due settimane a fare riunioni per progettare laghi, invasi e pozzi. Questi eccessi di caldo e siccità non sono più un’anomalia, ma un dato di fatto e in un futuro non molto lontano dovremo organizzarci per irrigare le vigne, anche se la questione è molto più complessa di quanto possa sembrare, sia dal punto di vista pratico che burocratico. Se non piove, l’acqua non puoi neppure accumularla”. Così Alessandro Ceretto è l’enologo dell’omonima azienda che produce vino sulle colline di Langhe e Roero. Sul tema del riscaldamento climatico dice a La Stampa: “Credo che il cambiamento climatico sarà il fattore che inciderà maggiormente sul futuro dei nostri figli. E non lo dico solo come produttore di vino: è ormai evidente che questo mutamento creerà conseguenze ben più ampie, un po’ in tutti i settori. Tuttavia, non mi sembra che la svolta sia dietro l’angolo: oggi l’uomo continua a guardare solo ai profitti a breve termine, ma non a ipotizzare un reale cambiamento”. Non è stata un’annata facile: “Nel nostro caso, la grandine che ha colpito alcune vigne di dolcetto e l’eccesso di caldo. Ci sono grappoli per metà cotti da sole e per selezionare gli acini abbiamo dovuto fare il lavoro del barbiere. Sulle uve che diventeranno Barolo e Barbaresco si può fare, anche perché il valore consente rese ridotte al minimo. Ma su Arneis o Dolcetto il rischio è di non riuscire a stare sul mercato, soprattutto per i produttori più piccoli”.
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