Alla fine qualcosa si è mosso. Una volta che la Germania, tra mille polemiche dei partner, alcune anche comprensibili, ha sistemato le sue questioni interne destinando 200 miliardi a famiglie imprese per fronteggiare il “caro energia“, ecco che, come in realtà alcuni osservatori si attendevano, si sblocca il fronte dei “no”. Erano i più diversi, i più geograficamente complessi, e gli Stati dell’Unione europea mettono ora la Commissione, che da sola non riusciva a muoversi, in grado di presentare una sua proposta per un nuovo piano contro il caro energia.
A dire il vero non è chiarissimo (nel momento in cui scriviamo) cosa il piano conterrà e come, soprattutto, verrà accolto dagli Stati. Alcuni elementi però sono chiari e anche l’aver fissato al 18 ottobre la data per la sua presentazione è un’assicurazione.
La proposta conterrà un piano per aumentare la riduzione della domanda, un meccanismo di solidarietà tra gli Stati membri, un intervento sui prezzi del gas e, infine, gli acquisti congiunti di gas. Sul meccanismo di controllo dei prezzi rimane l’incognita di quale cap presenterà la Commissione europea, perché dovrà trovare il più ampio consenso possibile tra i governi: inoltre, e qui i Paesi Bassi non saranno contenti, la proposta dovrà contenere idee per sviluppare un indice dei prezzi alternativo al Ttf (Title Transfer Facility) di Amsterdam.
Non è poca roba, non è tutto, ma un “meccanismo di solidarietà” si è affacciato. Certo, bisognerà vedere come sarà definito.
I tedeschi hanno dei modi bruschi, alle volte, ma è pur vero che ai cittadini non si possono chiedere solo sacrifici, come offrire i soldi del Recovery a Paesi come l’Italia (perché 70 miliardi dei 200 che arriveranno saranno a fondo perduto, cioè presi dalle tasche dei cittadini europei, tedeschi, perché i più ricchi e numerosi, in primis) e poi non aiutare anche direttamente famiglie e piccole imprese del tuo Paese quando ne hanno bisogno (anche qui, tra l’altro, sarà necessario uno ‘scostamento di bilancio’, il governo dovrà cioè indebitarsi per finanziare il progetto).
Ancora una volta però, anche se purtroppo non ‘in automatico’ l’Unione europea è riuscita a mettersi su una strada non egoistica, ancora una volta si è capito che i singoli Stati, anche se grandi, ricchi, da soli non sono in grado di affrontare sfide epocali come la pandemia o come la guerra della Russia in Ucraina e le sue conseguenze sul mercato energetico, e non solo.
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