In Italia 3,5 reati ambientali ogni ora: la denuncia di Legambiente

Nel 2021 i reati contro l’ambiente non scendono sotto il muro dei 30 mila illeciti (accertati 30.590), registrando una media di quasi 84 reati al giorno, circa 3,5 ogni ora. Un dato preoccupante e che continua a restare alto, nonostante la leggera flessione del -12,3% rispetto ai dati del 2020, mentre crescono gli arresti toccando quota 368, +11,9% rispetto al 2020. Sono questi i primi numeri che emergono dalla presentazione odierna del Rapporto Ecomafia 2022, realizzato da Legambiente con il sostegno di Novamont ed edito da Edizioni Ambiente.
A livello regionale, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia sono le quattro regioni – a tradizionale presenza mafiosa – che subiscono il maggiore impatto di ecocriminalità e corruzione. Qui infatti si concentra il 43,8% dei reati accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, il 33,2% degli illeciti amministrativi e il 51,3% delle inchieste per corruzione ambientale sul totale nazionale. Il maggior numero di illeciti ambientali si registra, per quanto riguarda le regioni del Nord, ancora in Lombardia: 1.821 reati, pari al 6% del totale nazionale e 33 arresti. Crescono i reati accertati in Liguria (1.228), che scala di cinque posizioni la triste classifica e si aggiudica il nono posto.
A livello provinciale, invece, il maggior numero di illeciti ambientali commessi nel 2021 si registra a Roma: 1.196, più della precedente capolista Napoli (1.058); il capoluogo campano viene superato anche dalla città di Cosenza, dove l’anno scorso sono stati accertati 1.060 illeciti ambientali. Le forze dell’ordine hanno applicato per 878 volte i delitti contro l’ambiente (legge 68/2015), ponendo sotto sequestro 292 beni per un valore complessivo di oltre 227 milioni di euro. Il delitto in assoluto più contestato è quello di inquinamento ambientale, con 445 procedimenti penali, ma il maggior numero di ordinanze di custodia cautelare è scattato per l’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti, con 497 provvedimenti.

“Il quadro che emerge dalla lettura del nostro Rapporto Ecomafia 2022 – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – continua a essere preoccupante. È fondamentale non abbassare la guardia nei confronti degli ecocriminali, ora più che mai visto che sono stati assegnati i primi finanziamenti dei bandi del Pnrr, molti altri ne verranno aggiudicati nel prossimo futuro, e presto si apriranno i tanti cantieri dell’agognata transizione ecologica. In tutto ciò il sistema di prevenzione e repressione dei reati descritti in questo Rapporto non è stato rafforzato come si sarebbe dovuto fare“.
La presentazione del Rapporto – che l’associazione ambientalista ha realizzato con il sostegno di Novamont e che è edito da Edizioni Ambiente – è stata anche l’occasione per presentare dieci proposte di modifica normativa “per rendere più efficace l’azione dello Stato, a partire dall’approvazione delle riforme che mancano all’appello e su cui il Governo Meloni deve dare delle risposte concrete, anche in vista della prossima direttiva europea sui crimini ambientali”. Tra queste, l’approvazione anche in questa legislatura della costituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (la cosiddetta Commissione ecomafia); l’inserimento dei delitti previsti dal titolo VI-bis del Codice Penale e il delitto di incendio boschivo (423 bis) tra quelli per cui non scatta la tagliola dell’improcedibilità; l’approvazione del ddl contro le agromafie; l’introduzione nel codice penale i delitti contro gli animali e l’emanazione dei decreti attuativi della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione per l’ambiente.
“In Europa – ha spiegato Enrico Fontana, responsabile Ufficio raccolta fondi e osservatorio nazionale Ambiente e Legalità – si discute di una nuova direttiva sui crimini ambientali, per inasprire le sanzioni e rendere efficace l’attività di prevenzione e repressione. L’Italia, al riguardo, ha maturato importanti competenze, a partire dalle inchieste sui traffici illegali di rifiuti ma sconta ancora ritardi per quanto riguarda, in particolare, la lotta all’abusivismo edilizio. I reati nel ciclo del cemento – ha proseguito – sono una vera e propria piaga su cui è necessario continuare a puntare i riflettori, sia per scongiurare nuove sconsiderate ipotesi di sanatorie sia per rilanciare, finalmente, una stagione di demolizioni. In particolare, a nostro avviso è fondamentale approvare un emendamento di modifica dell’articolo 10 bis della legge 120/2020 (semplificazioni in materia di demolizione di opere abusive) per affidare ai prefetti, in caso di inerzia dei Comuni, la responsabilità degli abbattimenti oggetto di ordinanze precedenti all’approvazione della norma, fugando così ogni margine di dubbio circa la sua applicazione”, ha concluso Enrico Fontana.

 

 

 

 

 

 

 

 

marika.demaria

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