A carpenter bee feeds on nectar from flowers at Garden by the Bay in Singapore on May 15, 2023. (Photo by Roslan RAHMAN / AFP)
Un team guidato da ricercatori dell’Università di Washington ha scoperto una delle cause principali del calo dell’attività notturna degli impollinatori, e la colpa è in gran parte dell’uomo. Gli scienziati hanno scoperto che i radicali nitrati (NO3) presenti nell’aria degradano le sostanze chimiche odorose rilasciate da un comune fiore selvatico, riducendo drasticamente le indicazioni su cui si basano gli impollinatori notturni per individuare il fiore. Nell’atmosfera, questa sostanza è rilasciata, ad esempio, dalla combustione di gas e carbone, quindi da automobili, centrali elettriche e altre fonti. I risultati, pubblicati sulla rivista Science, sono i primi a mostrare come l’inquinamento notturno crei una catena di reazioni chimiche che degradano le indicazioni olfattive, rendendo i fiori non rilevabili all’olfatto. I ricercatori hanno anche stabilito che l’inquinamento ha probabilmente un impatto mondiale sull’impollinazione.
Il team – guidato da Jeff Riffell, professore di biologia dell’UW, e Joel Thornton, professore di scienze atmosferiche dell’UW – ha studiato l’enotera pallida (Oenothera pallida). Hanno scelto questa specie perché i suoi fiori bianchi emettono un profumo che attrae un gruppo eterogeneo di impollinatori, tra cui le falene notturne, che sono uno dei più importanti. Hanno raccolto campioni di profumo dai fiori dell’enotera e hanno scoperto che la reazione con l’NO3 ha quasi eliminato alcune sostanze chimiche del profumo. Gli esperimenti in ambiente naturale hanno confermato questi risultati: il team ha dimostrato che le ‘visite’ delle falene – che hanno un olfatto migliaia di volte più sviluppato di quello umano – ai fiori si riducevano del 70%.
“Il nostro approccio potrebbe servire ad altri per studiare l’impatto delle sostanze inquinanti sulle interazioni tra piante e impollinatori, e per arrivare davvero ai meccanismi sottostanti“, spiega Thornton.
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