Dal Papa nuovo documento sul clima: “Dobbiamo reagire, punto di rottura è vicino”

Si intitola ‘Lodate Dio‘ “perché un essere umano che pretende di sostituirsi a Dio diventa il peggior pericolo per sé stesso“. Nelle ultime parole della nuova esortazione apostolica ambientale sta l’essenza del documento. E’ un nuovo grido di Papa Francesco, otto anni dopo la prima enciclica sulla cura del Creato. Un ‘aggiornamento’ della Laudato Si’, necessario perché, spiega il Pontefice, “con il passare del tempo, mi rendo conto che non reagiamo abbastanza, poiché il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura“.

Più volte, nei settantatre punti dell’esortazione, torna lo spettro del punto di rottura. Più volte torna la certezza che questa crisi climatica colpisca tutti democraticamente, ma a partire dai più fragili. Più volte il Papa argentino denuncia l’irresponsabilità dei negazionisti, anche all’interno della Chiesa. Parla di opinioni “sprezzanti e irragionevoli“, nonostante non si possa più dubitare che la mano dell’uomo agisca sul riscaldamento globale, che la ragione “dell’insolita velocità di così pericolosi cambiamenti sia un fatto innegabile“, dati gli enormi sviluppi connessi allo sfrenato intervento umano sulla natura negli ultimi due secoli.

Il Pontefice punta il dito anche contro le grandi potenze economiche, interessate soltanto a “ottenere il massimo profitto al minor costo e nel minor tempo possibili“, a scapito del Pianeta e del genere umano tutto. Ma mette in guardia dal paradigma tecnocratico, che “si nutre mostruosamente di sé stesso“. Questo perché le risorse naturali necessarie per la tecnologia che avanza, come il litio e il silicio non sono illimitate, ma il problema più grande è “l’ideologia che sottende un’ossessione – osserva : accrescere oltre ogni immaginazione il potere dell’uomo, per il quale la realtà non umana è una mera risorsa al suo servizio. Tutto ciò che esiste cessa di essere un dono da apprezzare, valorizzare e curare, e diventa uno schiavo, una vittima di qualsiasi capriccio della mente umana e delle sue capacità“. E dunque ripensare alla questione del potere umano, al suo significato e ai suoi limiti è indispensabile: “Abbiamo compiuto progressi tecnologici impressionanti e sorprendenti, e non ci rendiamo conto che allo stesso tempo siamo diventati altamente pericolosi, capaci di mettere a repentaglio la vita di molti esseri e la nostra stessa sopravvivenza. Ci vuole lucidità e onestà per riconoscere in tempo che il nostro potere e il progresso che generiamo si stanno rivoltando contro noi stessi“.

A cadere in inganno davanti alle promesse di tanti “falsi profeti“, sono soprattutto i poveri, che vivono in un mondo che “non viene costruito per loro“, scrive il Papa, deplorando la decadenza etica del potere reale, “mascherata dal marketing e dalla falsa informazione“. Bergoglio pensa “all’effimero entusiasmo per il denaro ricevuto in cambio del deposito di scorie tossiche in un sito. La casa acquistata con quei soldi si è trasformata in una tomba a causa delle malattie che si sono scatenati“.

Dopo accordi e Cop deludenti, promesse non mantenute per mancanza di meccanismi di controllo, il Pontefice si rivolge alla comunità internazionale e guarda alla Cop28 di Dubai, in programma per dicembre: “Dire che non bisogna aspettarsi nulla sarebbe autolesionistico. Se abbiamo fiducia nella capacità dell’essere umano di trascendere i suoi piccoli interessi e di pensare in grande, non possiamo rinunciare a sognare che la COP28 porti a una decisa accelerazione della transizione energetica, con impegni efficaci che possano essere monitorati in modo permanente“, osserva. La Conferenza può essere un “punto di svolta” o “una grande delusione e metterà a rischio quanto di buono si è potuto fin qui raggiungere” è l’avvertimento del Papa. Tertium non datur.

Vittorio Oreggia

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