Per la presidente di Ispra Gallone la Restoration Law può essere il più grande progetto italiano

È in sella all’Ispra dal 25 febbraio. Maria Alessandra Gallone ha preso all’inizio dell’anno le redini dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Un mandato di presidente che interpreta con il controluce l’ideale di One Health: “Abbiamo finalmente capito che l’ambiente e la salute non sono due temi distinti, un buon ambiente fa prevenzione per quanto riguarda una buona salute”, dice in una intervista con Gea a margine di Ecomondo, la fiera sulla sostenibilità in corso a Rimini.

Presidente Gallone, partiamo dagli ultimi dati, quelli sul consumo di suolo. Emerge chiaramente che purtroppo la cementificazione avanza in Italia. Che cosa si può fare per invertire questa rotta?

“Noi abbiamo presentato il rapporto che appunto, ahimè, ha ancora in Italia una incidenza alta dal punto di vista del consumo. Abbiamo però detto che si può fare diversamente, fare comunque ma fare bene. La parola d’ordine è rigenerazione. Noi cerchiamo di trasferire al governo centrale, alle amministrazioni regionali o locali, anche alle agenzie, alle varie agenzie economiche, agli operatori, il tema della rigenerazione. Cerchiamo di usare e di migliorare, efficientare, rigenerare ciò che già c’è. Questa può essere un’opzione. Da un lato rigenerare ciò che già c’è, efficientare ciò che già c’è. Prima, quindi, di programmare nuove edificazioni. Dall’altro lato, ripristinare ciò che non c’è più, nel senso che oggi abbiamo tecnologie e innovazioni che ci possono consentire, ad esempio, di depavimentare, riforestare, perché abitare in città non vuol dire necessariamente dover vivere nel cemento, ma vivere in un sistema sociale importante di benessere. Soprattutto per le persone più fragili, che però per questo non devono pagarla dal punto di vista naturale e dei sistemi. Uno sviluppo sostenibile è possibile nel momento in cui si ha una visione che porti a non cementificare ma efficientare e rigenerare”.

Ci sono anche i dati che riguardano l’emissione di gas serra: in Italia purtroppo hanno subito un incremento legato più che altro alla produzione energetica elettrica. Quale segnale di nuovo da Ispra può esprimere una controtendenza anche per raggiungere quelli che sono gli obiettivi di abbassamento di queste emissioni?

“Io devo dire quest’anno ho avuto una soddisfazione proprio dall’ultimo rapporto sulle emissioni di gas serra. Pare, anzi è certo e poi speriamo che la tendenza rimanga questa, che ci sia stata un’inversione di tendenza, ovvero una diminuzione delle emissioni di gas serra dell’1,7%. Non è tanto, ma l’importante è fermarsi e invertire la rotta. Nello stesso tempo c’è stato un aumento del PIL del dello 0,8. Anche questo è poco poco, ma è un’inversione di tendenza. Questi dati che cosa ci dicono? Ci dicono che la sensibilità è cambiata e anche dal punto di vista della produzione, delle imprese e dei sistemi economici si comincia a fare molta attenzione alla sostenibilità, alle emissioni, a come si produce. Io voglio leggere questo segnale in chiave positiva perché secondo me anche incentivare e dare un messaggio che si può fare. Lo vediamo a Ecomondo. Ogni anno aumentano gli stand in cui le imprese, le aziende, sia private che pubbliche, si raccontano e raccontano i nuovi sistemi, meno impattanti, più attenti, quindi la sensibilità è cambiata. Evviva la lo sviluppo sostenibile”.

Visto che menzionava Ecomondo, voi domani (4 novembre, ndr) presentate dati relativi alle attivazioni di emergenza. Ci può dare in anteprima un numero, una tendenza che avete osservato?

“Noi abbiamo attivato moltissime moltissime emergenze, siamo nell’ordine delle 2000. Ispra è un istituto un po’ atipico rispetto ad altre agenzie, come può essere la Protezione Civile. Noi siamo un istituto che cerca di fare della della prevenzione il suo obiettivo principale, quindi noi dovremmo essere quelli che non fanno succedere le cose. Quando noi ci attiviamo in emergenza, in genere, è per evitare che l’emergenza si trasformi in tragedia o in dramma. Noi ci siamo con tutti i nostri scienziati, ricercatori, ispettori, biologi marini, esperti per intervenire a ridosso di qualcosa che potrebbe accadere, potrebbe accadere in maniera più significativa e per evitare che questo succeda”.

Presidente Gallone, nelle linee di guida del suo mandato ha indicato un approccio One Health, come uno di quelli da adottare. In che modo lo vuole interpretare per quanto concerne il lavoro quotidiano di Ispra?

“One Health significa che l’ambiente e la salute sono totalmente connessi. Noi oggi stiamo approvando il primo DPCM, un decreto importantissimo in cui tutte le regioni, il Ministero della Salute, il Ministero dell’Ambiente, i sistemi regionali della Sanità, i sistemi regionali dell’Ambiente lavoreranno insieme con una serie di indirizzi e di servizi. Per esempio, per quanto riguarda l’ambiente, bisognerà realizzare i Lepta, che si affiancheranno ai Lea, che sono i livelli i livelli essenziali di assistenza, mentre i Lepta sono i livelli ambientali minimi per garantire la salute. Insomma, si sta lavorando in alleanza e in collaborazione. Quindi stiamo tutti guardando nella stessa direzione. Abbiamo finalmente capito che l’ambiente e la salute non sono due temi distinti. Un buon ambiente fa prevenzione per quanto riguarda una buona salute”.

Quando ha preso l’incarico, ha detto che l’Ispra “deve essere un ente assicurativo per il futuro”, che se vuole è un’immagine un po’ strana per un ente che si occupa invece di protezione dell’ambiente. In che senso assicurativo? E come lo vuole tradurre di nuovo nell’operato quotidiano?

“In ogni modo possibile. Ad esempio noi trasferiamo i dati. Noi sappiamo di essere un paese estremamente fragile. Noi garantiamo il famoso sviluppo sostenibile anche attraverso la possibilità per le imprese o per le aziende di sapere dove insistono i loro edifici sui nostri terreni fragili. Abbiamo una app, una piattaforma, che si chiama Hydrogeo, che è facilmente scaricabile e va a mappare tutto il nostro territorio rispetto alle sue fragilità e consente da una parte alle amministrazioni e dall’altra parte ai sistemi economici di sapere dove si sta operando, di costruire o di realizzare in maniera sostenibile. E in questo modo si può accedere al credito e ai sistemi assicurativi. Utilizzare i dati di Ispra, la ricerca e la scienza per programmare il futuro in maniera certa dovrebbe essere la cosa ideale”.

Valutazione di impatto ambientale (Via) semplificata, cioè l’idea di avere un approccio che cerchi di contemperare gli aspetti più burocratici a quelli però di difesa dell’ambiente. Quale sarà il modo in cui Ispra intende interpretare questo il ruolo che le compete, specie anche per le infrastrutture che oggi fanno discutere i cittadini? Penso per esempio ai data center, su cui molte comunità chiedono più trasparenza o più informazione.

“Innanzitutto il nostro indirizzo deve essere quello di cambiare percezione rispetto a ciò che è l’istituto. Fino ad oggi sia l’Ispra che il sistema delle ARPA sono sempre stati vissuti come un ente semplicemente regolatore di valutazione. Lo siamo, ma in questo momento è importante che noi siamo percepiti come dei compagni di viaggio. Noi dobbiamo essere al fianco di chi va a programmare infrastrutture, di chi decide di realizzare i data center. Devono comprendere che noi non siamo dei censori, ma siamo degli indirizzatori verso il miglior modo possibile di realizzare il progresso. Il data center oggi è un’infrastruttura strategica da cui non potremmo prescindere. Noi dobbiamo dare gli indirizzi su dove sia il miglior luogo dove collocarlo, come farlo, cercando di non utilizzare terreni vergini, ma magari andare a bonificare là dove non si sarebbe potuto né costruire né realizzare campi agricoli, affiancare il decisore nel creare delle regole che garantiscono che questo sviluppo sostenibile non vada a intaccare né la salute né i territori. Non è facile, ma noi ci proviamo con tutte le nostre forze”.

Biodiversità: sono previsti degli interventi specifici o delle attività che introdurrete per provare ad aumentare la protezione in tal senso?

“Noi abbiamo oggi, un cambio di sensibilità. Oggi si sta comprendendo che cos’è questo paese. Noi abbiamo il più alto tasso di biodiversità al mondo. Il nostro paese così piccolo rispetto al resto del mondo ha una concentrazione di biodiversità incredibile. In questo momento noi stiamo realizzando e trasferendo al Ministero dell’Ambiente tutti i dati necessari per realizzare la nuova direttiva europea sul ripristino della natura, la Restoration Law. Quindi questo è un percorso che noi stiamo facendo proprio per garantire lo sviluppo sostenibile da un lato e la tutela della biodiversità. La legge di ripristino della natura inciderà moltissimo, può essere il più grande progetto di questo paese, cioè consentire a questo paese di progredire e crescere, ma nello stesso tempo di non dimenticarsi che per ogni azione antropica deve corrispondere un’azione di ripristino per fare in modo che i territori non ne vengano penalizzati”.

Con che tempi?

“Si sta lavorando per il 2030”.

Elena Fois

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