US President Donald Trump disembarks Marine One upon arrival at the White House South Lawn in Washington, DC, on June 21, 2025, following a visit to his New Jersey golf club. (Photo by Mehmet Eser / Middle East Images via AFP)
L’onda blu ha travolto gli Stati Uniti d’America. Le elezioni di Midterm hanno fatto registrare una pesante sconfitta per i repubblicani e, quindi, per il presidente Donald Trump. Il partito ora conta 51 seggi, il numero ‘magico’ necessario per conquistare la camera alta del Congresso e ha ottenuto la maggioranza anche alla Camera. Tra le vittorie democratiche più significative ci sono quelle di James Talarico in Texas, obiettivo che mancava ai dem da 38 anni, quella di Adam Hamilton in Kansas, stato tradizionalmente repubblicano e quella di Annie Andrews, che sostituirà il senatore Darline Graham nella Carolina del Sud, dove Trump aveva vinto con 18 punti di vantaggio nel 2024.
I risultati non sono del tutto una sorpresa, tanto è vero che alla vigilia delle elezioni lo stesso Trump aveva sottolineato di voler usare il “potere di veto” per bloccare eventuali leggi sostenute dai democratici. “È uno dei poteri più forti che un presidente abbia”, aveva detto il tycoon. “Mi mandano proposte assurde e io pongo il veto. E dopo un paio di mesi di veti, si mettono a dire: ‘Come possiamo realizzare queste cose?’ E lavoriamo insieme. Il potere di veto, sapete, è inattaccabile”. Sul suo social network, Truth, dopo qualche ora di silenzio, ha pubblicato l’immagine di un cappellino rosso, in stile Maga, proprio con la scritta ‘Veto’. In ogni caso, assicura al New York Times, “sono assolutamente pronto ad accettare i risultati. Non vediamo l’ora di collaborare con i democratici”.
Anche se un sassolino dalla scarpa se lo toglie. “Non ero sulla scheda elettorale e se lo fossi stato, avremmo vinto in modo schiacciante” e, ne è certo, quanto accaduto “non lo considero un attacco personale. Abbiamo avuto i due anni migliori della storia della presidenza in termini di economia e di tutto ciò che abbiamo realizzato”. C’è tempo, però, per l’analisi dei risultati. “Diventerò un commentatore politico, nel bene e nel male, sui motivi per cui questi candidati” repubblicani “hanno vinto e perso”, scrive su Truth. A pesare, e non poco, è stata anche la guerra in Iran. Parlando con il Wall Street Journal, il presidente sottolinea che “l’Iran è una parte del problema”, ma “ho fatto la cosa giusta e la rifarei”.
Sicuramente i democratici hanno sfruttato l’impopolarità di Trump per conquistare una vittoria di rilievo e un potere significativo che consentirà loro di limitare i suoi ultimi due anni di mandato.
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