Torna Ecomondo: dal 3 al 6 novembre a Rimini oltre 70 eventi e workshop

Oltre 70 eventi, conferenze e workshop definiti dal Comitato Tecnico Scientifico internazionale con imprese, associazioni, istituzioni e ricercatori, con un focus sull’economia circolare e rigenerativa. Dal 3 al 6 novembre la Fiera di Rimini apre le porte alla 29esima edizione di Ecomondo, evento di Italian Exhibition Group, che quest’anno è sempre più internazionale.

PACKAGING ED ECONOMIA CIRCOLARE.  Materie prime, riciclo e smaltimento rifiuti occupano quest’anno un ruolo di primo piano. Tra gli appuntamenti più importanti ci sarà ‘Circular Economy in Action: buone pratiche per i RAEE e le batterie a fine vita’, curato con ERION, che proporrà una panoramica delle esperienze europee più avanzate nel riciclo delle materie prime critiche, analizzando la posizione italiana e valutando il ruolo del riciclo di Raee e batterie nel ridurre la dipendenza europea dalle importazioni. ‘Scalare l’economia circolare nelle costruzioni: l’urban mining’ con Green Building Council Italy e l’Università Politecnica delle Marche, analizzerà il contesto regolatorio attuale, le opportunità e le tecnologie a supporto dell’implementazione dei modelli di Urban Mining, mentre l’evento ‘Strumenti di accelerazione dello sviluppo dell’economia circolare nel settore delle costruzioni e infrastrutture’ organizzato con Anpar/Assoambiente, favorirà il confronto fra i portatori di interesse del settore. Per quanto riguarda il Circular Economy Act, il Comitato Tecnico Scientifico proporrà dei momenti di confronto su sfide, opportunità e implicazioni per il packaging europeo (in collaborazione con Conai) e su cosa cambierà concretamente per chi gestisce i rifiuti (in collaborazione con Utilitalia).

TESSILE PROTAGONISTA DELLA NUOVA CIRCOLARITÀ EUROPEA. Gli eventi ‘Reuse, repair and eco-design. The heroes of magic circles of Circular Economy in the textile sector’, ‘EPR tessile in Italia e in Europa: armonizzazione dei sistemi e nuove sfide per la filiera’ con Assoambiente-Unirau, ‘ESPR and Digital Product Passport in textiles: traceability and transparency along the value chain’ con Aisec e ‘Ecodesign: sfide, strumenti ed opportunità per le imprese del settore tessile’, con JRC-Commissione Europea ed ENEA, ribadiscono la centralità del tessile nell’economia circolare europea. Inoltre, al settore sarà dedicato un palinsesto specifico, definito dal Tavolo di Lavoro Tessile di Ecomondo.

CITTÀ SALUBRI E CIRCOLARI. Con Cnr, Unesco Chair on Urban Health e Anci, verrà proposto l’evento ‘Costruire città in salute: dalla visione all’azione’. Il programma è, inoltre, arricchito dagli appuntamenti ‘Circular city-making’ (con Materia Rinnovabile – Renewable Matter e FROM srl) su come le città possono accelerare la transizione circolare, e ‘Smart Circular Cities’ (organizzato con l’Università di Bologna), su tecnologie digitali, infrastrutture sostenibili e nuovi modelli di governance per rendere le città più resilienti e climaticamente neutrali.

IL FOCUS SULLA CARTA. Federazione Carta & Grafica e Largo Consumo organizzeranno il Paper District GDO & Grocery Summit ‘Verso una nuova sinergia tra industria cartaria e GDO: sostenibilità, conformità normativa e trend di mercato’. Comieco, in collaborazione con Nomisma, proporrà inoltre un bilancio conclusivo sui benefici ambientali ed economici dei progetti cofinanziati dal PNRR che riguardano la filiera del riciclo della carta.

PREVENZIONE E GESTIONE DEI RISCHI NATURALI. Con l’Associazione Geotecnica Italiana AGI-IGS, si terrà l’appuntamento ‘Recenti sviluppi dell’ingegneria geotecnica nella difesa del territorio e nella tutela dell’ambiente’ dedicato alla progettazione di opere e interventi sostenibili e resilienti.

RIPRISTINO DEL SUOLO, BIOECONOMIA RIGENERATIVA E BIOENERGIA. Tra le proposte in palinsesto: ‘L’azienda agricola del futuro: una bioraffineria che genera valore collettivo’, in collaborazione con il Consorzio Italiano Biogas; ‘Cosa dice la scienza sul ruolo delle bioplastiche biodegradabili e compostabili per la tutela del suolo’ con Novamont, Coldiretti, Fondazione Re Soil e Biorepack; ‘Agrifood Next: start-up, Intelligenza Artificiale e nuovi modelli di investimento per la bioeconomia’, organizzato con Confagricoltura, Federalimentare, ENEA, Cluster CL.A.N., e “Innovazione per la Bioeconomia Circolare” con JRC – Commissione Europea ed ENEA.

Giunta alla quinta edizione, la conferenza Stati Generali per la Salute del Suolo organizzata con la Fondazione Re Soil, approfondirà i collegamenti tra salute del suolo, sviluppo urbano e resilienza dei sistemi agroalimentari. La ‘Conferenza nazionale sul compostaggio e sulla digestione anaerobica’ organizzata con il Consorzio Italiano Compostatori raggiungerà la XXVIII edizione.

IL CICLO DELL’ACQUA E LA BLUE ECONOMY. Ecomondo 2026 dedicherà numerosi appuntamenti alla rigenerazione degli ecosistemi marini e all’uso sostenibile, efficiente e sicuro della risorsa idrica. Gli eventi saranno focalizzati sulle aree costiere, sui contaminanti emergenti, sulla governance di bacino e sulla prevenzione dell’inquinamento. E, ancora, sulle infrastrutture idriche e le reti intelligenti.

FORUM AFRICA GREEN GROWTH. La sesta edizione del Forum Africa Green Growth, organizzato in collaborazione con la Struttura di Missione per l’attuazione del Piano Mattei della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Confindustria Assafrica & Mediterraneo e RES4Africa, punterà i riflettori sul Piano Mattei con una sessione dal titolo ‘The Mattei Plan: dialogue between institutions and the private sector for Africa’s sustainable development. Water and agriculture for inclusive and resilient value chains’.

LA FINANZA. Sul tema della finanza il CTS di Ecomondo e Forum per la Finanza Sostenibile (ItaSIF) proporranno una lettura dei piani di transizione come vantaggio competitivo nel convegno ‘I piani di transizione climatica per la gestione dei rischi ESG: quale ruolo per imprese e investitori?’. Il palinsesto proporrà ulteriori approfondimenti con focus su ESG e gestione del rischio, bancabilità e nuovi modelli di investimento per l’innovazione declinati in chiave settoriale (es. sul servizio idrico e la bioeconomia).

GLI STATI GENERALI DELLA GREEN ECONOMY. Martedì 3 e mercoledì 4 novembre, tornerà anche l’appuntamento con gli Stati Generali della Green Economy organizzati dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy.

 

Assoambiente a Ecomondo: focus su riciclo, materie prime ed economia circolare

Il futuro dell’industria del riciclo, la creazione di un vero mercato europeo delle materie prime seconde, le prospettive energetiche, la gestione sostenibile dei rifiuti e le nuove sfide dell’economia circolare. Sono questi alcuni dei principali temi che ASSOAMBIENTE (l’Associazione che rappresenta le imprese che svolgono attività di igiene urbana, riciclo, recupero, smaltimento di rifiuti urbani e speciali, nonché bonifiche e le filiere della circular economy) porterà al centro del dibattito in occasione di Ecomondo 2026, in programma dal 3 al 6 novembre alla Fiera di Rimini.

Anche quest’anno l’associazione sarà tra i protagonisti della manifestazione internazionale di riferimento per la transizione ecologica, con un articolato programma di incontri, presentazioni e momenti di approfondimento che coinvolgeranno rappresentanti delle imprese, esperti, istituzioni e stakeholder della filiera ambientale. Cuore delle attività sarà lo stand ASSOAMBIENTE (Padiglione B3 – Stand 207-306), che ospiterà cinque appuntamenti dedicati ad alcune delle questioni più attuali per il futuro del settore e non solo.

GLI APPUNTAMENTI ALLO STAND. Ad aprire il programma, martedì 3 novembre, dalle 14.30 alle 15.30, sarà il confronto dedicato al ruolo dell’energia nucleare nel processo di transizione energetica. Chicco Testa e Giuseppe Zollino presenteranno il loro libro “Il pezzo mancante”, affrontando un interrogativo centrale per il futuro del sistema energetico: “Possiamo permetterci una strategia energetica globale che escluda il nucleare?”.

Mercoledì 4 novembre, dalle 11.30 alle 12.15, spazio alla divulgazione ambientale con la presentazione del libro “L’Ambiente Facile – Falsi miti e verità ecologiche senza formule e (quasi) senza numeri”, del prof. Giovanni Perrillo. Lo stesso giorno dalle 14.30 alle 15.30, si terrà uno degli appuntamenti centrali del programma: “Industria del riciclo e mercato europeo delle materie prime seconde”, promosso dall’Associazione con CONAI e Omnisyst. L’incontro approfondirà le condizioni necessarie per sviluppare un vero mercato europeo delle materie prime seconde, tema strategico per sostenere la competitività dell’industria del riciclo, ridurre la dipendenza dalle materie prime vergini e trasformare i risultati della raccolta e del recupero in nuove opportunità industriali.
“I rifiuti in numeri”: un nuovo strumento per comprendere il settore

Giovedì 5 novembre, dalle 10.45 alle 11.45, lo stand ASSOAMBIENTE ospiterà la presentazione del nuovo rapporto “I rifiuti in numeri”, un’iniziativa editoriale promossa dall’Associazione per contribuire a una conoscenza più chiara, accessibile e documentata del settore. Con questa pubblicazione, ASSOAMBIENTE intende mettere a disposizione di cittadini, giornalisti, imprese e decisori pubblici uno strumento utile a comprendere le dimensioni e le caratteristiche del sistema di gestione dei rifiuti, favorendo un confronto basato sui numeri e sulla conoscenza dei fenomeni. Alla presentazione interverranno Chicco Testa, Presidente Assoambiente e Andrea Sbandati, consulente di economia ambientale.

A chiudere il ciclo di incontri allo stand, giovedì 5 novembre, dalle 12.15 alle 13.00, sarà l’appuntamento “Dalla circolarità dichiarata alla circolarità dimostrata”, dedicato al caso Second Life e alle nuove frontiere della tracciabilità, del passaporto digitale e della catena di custodia.

Accanto agli appuntamenti organizzati presso lo stand, i rappresentanti dell’Associazione interverranno a numerosi convegni e seminari del programma ufficiale di Ecomondo, dedicati ad alcune delle principali questioni normative, tecnologiche e industriali che interessano la filiera. Particolare attenzione sarà rivolta all’introduzione dei sistemi di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il settore tessile, alle nuove migliori tecniche disponibili per le discariche, alla valorizzazione dei fanghi di depurazione, alla tracciabilità dei movimenti transfrontalieri dei rifiuti e al rafforzamento dell’economia circolare nelle costruzioni e nelle infrastrutture.

Ecomondo, 3-4 novembre tornano gli Stati generali della green economy

Quali sono oggi i fattori internazionali che possono spingere la green economy? Chi guiderà la green economy nel nuovo scenario globale? E quale ruolo possono giocare Europa e Italia in un contesto geopolitico sempre più complesso? Il 3 e 4 novembre 2026, a Ecomondo, gli Stati Generali della Green Economy cercheranno di rispondere a queste domande, con due sessioni plenarie, riunendo esponenti delle istituzioni, economisti, giornalisti, imprese ed esperti internazionali per un confronto di alto livello sulle prospettive economiche, politiche e industriali della transizione ecologica.

Al centro dell’edizione ci saranno le grandi trasformazioni che stanno ridisegnando l’economia globale: la competizione industriale tra le principali aree del mondo, le politiche climatiche, la destinazione degli investimenti, la decarbonizzazione, l’economia circolare e la tutela del capitale naturale. Uno sguardo dall’Italia all’Europa, dalla Cina agli Stati Uniti passando per l’Africa, per comprendere quali strategie e politiche potranno accelerare la transizione.

Tra i protagonisti del programma, insieme ai giornalisti del IlSole24Ore, Corriere della Sera e Financial Times, ci saranno Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile, il Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, gli economisti Paolo Gentiloni e Veronica De Romanis, Jeffrey Sachs della Columbia University, Junming Zhu della Tsinghua University, Wangari Maathai del World Resources Institute, Luca Dal Fabbro Presidente Iren, Catia Bastioli Ceo Novamont e Fausto Jori Ceo EcoNaturasì.

Tre italiani su 4 chiedono più impegni alla politica su clima e transizione energetica

Il cambiamento climatico è una preoccupazione diffusa, non un tema settoriale o generazionale e la sostenibilità non è in crisi. Oltre 3 italiane e italiani su 4 (76%) chiedono con forza più impegno sulla crisi climatica e più impegno da parte della politica (46%): il 60% è preoccupato per il cambiamento climatico – in maggioranza donne, under 25 e over 55 – e teme che possa peggiorare ulteriormente, per questo chiede misure di adattamento (40,8%) e, con la stessa percentuale, agendo anche se altri Paesi non si impegnano. Solo un 14% esprime ancora scetticismo su queste tematiche, oltre 7 italiane e italiani su 10 affermano, di essere disposti a adottare uno stile di vita più sostenibile e ritengono che la transizione energetica sia una priorità del Paese.

Sono alcuni dei dati emersi dal sondaggio realizzato da Ipsos Doxa su un campione nazionale di popolazione relativamente ai temi della sostenibilità ambientale, crisi climatica e transizione energetica, in occasione della 29ª edizione di Ecomondo (3-6 novembre, Fiera di Rimini) e della 15ª edizione degli Stati Generali della Green Economy (3-4 novembre).

Nella ricerca emerge una novità significativa: anche il mondo produttivo alza la voce, il 64% ritiene troppo lento il percorso verso la transizione ecologica e ancora di più quello verso la transizione energetica (74%).

Entrando nel dettaglio, l’indagine chiede quali iniziative siano importanti per contrastare il cambiamento climatico: al primo posto (38,45%) la riduzione dei combustibili fossili e incremento delle rinnovabili, seguito (35,27%) dal risparmio ed efficienza energetica, il 25% degli intervistati sottolinea l’importanza di avere una comunicazione chiara, il 24,27% ritiene necessaria una spinta internazionale per un impegno di tutti i Paesi. ⁠

Anche la crisi geopolitica attuale entra nell’indagine Ipsos che chiede cosa fare in questo contesto critico. Per la maggioranza delle persone intervistate (55%) sarebbe necessario il taglio delle importazioni dei combustibili fossili e un impegno sulle rinnovabili per ridurre i costi e aumentare la sicurezza energetica, ma resta anche un 28% che chiede di riaprire le centrali termoelettriche a carbone e un italiano su 5 che vuole riavviare il nucleare.

Su ambiente vs. competitività, un italiano su 2 chiede di accelerare su tecnologie idonee a garantire al contempo competitività economica e misure efficaci per clima ed ambiente, soltanto uno su quattro pensa che investire sulle tematiche ambientali riduca la competitività dell’Italia.

In conclusione, dall’indagine Ipsos Doxa emerge che le italiane e gli italiani chiedono soluzioni pragmatiche, misurabili e compatibili con la crescita economica, e le ritengono possibili, a partire dalle rinnovabili, per mettere al sicuro Pianeta, bolletta e Paese. Non solo, le persone vogliono impegnarsi. La sfida principale non è più convincere dell’esistenza del problema climatico, ma (ri)costruire fiducia nella capacità di governare la transizione, e nella volontà di distribuirne in modo sostenibile i benefici e i costi.

“L’indagine IPSOS conferma che la percezione dei cittadini sulla pericolosità degli effetti della crisi climatica e dei costi elevati della dipendenza dal petrolio e dal gas sta scavando a fondo e cambiando gli orientamenti dell’opinione pubblica”, dichiara il Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi. “Saranno sorpresi quanti erano ormai convinti, o rassegnati, ad orientamenti eco-scettici e al disimpegno in materia di misure climatiche”, aggiunge.

“I risultati dell’indagine ci restituiscono un quadro molto chiaro”, dice Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director della Divisione Green & Technology di Italian Exhibition Group, “La sensibilità di cittadini e imprese italiane verso il cambiamento climatico è ormai diffusa, così come la percezione che la transizione energetica ed ecologica richiedono un’accelerazione. L’obiettivo oggi deve essere trasformare questa attenzione in soluzioni concrete. È un percorso che richiede un impegno condiviso, a partire dalle istituzioni, e la capacità di trasformare questa consapevolezza in azione”.

“Inflazione, difficoltà economiche e crisi geopolitiche sembrano mettere in secondo piano i temi climatici e ambientali. Ma non è così, gli italiani avvertono in modo ampio i rischi, non vogliono arrendersi a un destino percepito come tutt’altro che ineluttabile. Siamo ancora in tempo per fare qualcosa” commenta Andrea Alemanno per Ipsos. “Ma gli italiani non vogliono sentirsi soli in questa battaglia, sarebbe velleitaria. Per impegnarsi sempre più vogliono avvertire un riscontro nelle forze politiche e nell’attività delle aziende. Chi deluderà questa attesa prima o poi sarà punito, dai consumatori, dai lavoratori e anche dal clima”.

Ecomondo, si chiude l’edizione più sostenibile di sempre: +7% presenze, +10% quelle estere

In un contesto mondiale sempre più volatile, la sostenibilità rappresenta la bussola di orientamento per governi, imprese e comunità scientifica. Ecomondo 2025, evento internazionale di riferimento in Europa e nel bacino del Mediterraneo per la green, blue and circular economy, organizzato da Italian Exhibition Group (IEG), si chiude oggi alla Fiera di Rimini riaffermandosi hub globale per la transizione ecologica. Un ruolo che si traduce nei risultati concreti di una 28ª edizione in crescita. Le presenze totali sono cresciute del 7%, con un +10% di quelle estere. Oltre 1.700 i brand espositori, di cui il 18% dall’estero, sui 166.000 mq di superficie del quartiere fieristico. Più di 600 i giornalisti accreditati (per il 15% esteri), che hanno portato la Fiera di Rimini all’attenzione della comunità mondiale.

A rimarcare la centralità di Ecomondo nel panorama internazionale, come guida di un percorso verso il futuro sostenibile che parte dall’Italia e che l’Europa sta continuando a perseguire con decisione, la presenza, giovedì 6 novembre, del ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, in visita nei padiglioni della Fiera. “Possiamo dirci tra i primi Paesi al mondo nella capacità di riciclo – ha spiegato il ministro – si parla tanto di terre rare e materie prime critiche ma il più grande giacimento che abbiamo sono i nostri rifiuti… E la capacità di riciclo si manifesta pienamente proprio in questa fiera, simbolo di innovazione e sostenibilità”.

Ecomondo 2025 si è confermato luogo privilegiato di scambio tra aziende, ricerca e professionisti del settore di tutto il mondo, anche grazie alla collaborazione con Agenzia ICE e con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI): un crocevia globale, con oltre 800 hosted buyer e delegazioni internazionali provenienti da 65 Paesi. Tra i mercati più rappresentati: Spagna, Turchia, Polonia, Romania, Serbia, Croazia, Bulgaria, Tunisia, Marocco ed Egitto. A completare il quadro, circa 90 associazioni internazionali coinvolte.

Un network che, durante la manifestazione, ha generato 3.800 business matching, favorendo la cooperazione e la diffusione delle best practices per la transizione ecologica. Oltre 200 appuntamenti nelle quattro giornate, di cui circa 70 curati dal Comitato Tecnico Scientifico di Ecomondo, presieduto dal professor Fabio Fava, hanno composto un programma denso di iniziative, offrendo una lettura aggiornata della transizione green in modo trasversale.

Tra i temi principali: i RAEE e le materie prime critiche, il tessile che diventa circolare, la finanza sostenibile a supporto della transizione ecologica, la gestione dell’acqua e la blue economy, bioenergie, economia circolare, AI applicata alla valorizzazione delle risorse e al monitoraggio dei dati, l’osservazione della Terra e il ruolo della comunicazione per superare i falsi dilemmi della transizione ecologica. Grande attenzione alla cooperazione internazionale e alla transizione verde nel Mediterraneo, nonché alle iniziative per l’accesso all’energia pulita e sostenibile nel continente africano, nell’ambito del Piano Mattei e del Programma “Mission 300”, con la quinta edizione dell’Africa Green Growth Forum.

La 14ª edizione degli Stati Generali della Green Economy ha aperto ancora una volta Ecomondo, con la presentazione della Relazione sullo stato della green economy 2025, ponendo al centro del dibattito lo stato e le prospettive della transizione ecologica europea nel nuovo contesto globale. La sessione plenaria della seconda giornata, per la prima volta interamente in lingua inglese, ha ampliato ulteriormente la portata internazionale dell’evento. Il ritorno di Sal.Ve, il Salone biennale del Veicolo per l’Ecologia, in collaborazione con ANFIA, ha portato in mostra l’intera gamma della produzione di allestimenti per veicoli industriali e speciali per la raccolta dei rifiuti solidi e liquidi, per lo spazzamento stradale e per gli spurghi.

A Ecomondo 2025 l’innovazione ha fatto da ponte tra scienza e mercato: l’Innovation District ha dato spazio e visibilità a 40 startup italiane e internazionali dall’alto contenuto tecnologico, di cui 20 da Marocco e Tunisia selezionate nell’ambito del progetto Lab Innova for Africa “Luca Attanasio”, promosso da Agenzia ICE in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Accanto all’esposizione, Ecomondo ha consegnato il Premio “Lorenzo Cagnoni” per l’Innovazione Green alle sette aziende espositrici per le tecnologie più avanzate e promettenti presentate nei settori espositivi della manifestazione. La prossima edizione si svolgerà dal 3 al 6 novembre 2026. 

 

Green economy, l’Italia primeggia per il riciclo in Europa ma le emissioni diminuiscono lentamente

(Photo credit: Ecomondo)

Lo stato di salute della green economy in Italia registra luci ed ombre. Nel 2024 le emissioni di gas serra diminuiscono troppo poco; aumentano i consumi finali di energia per edifici e trasporti e si importa troppa energia dall’estero; il consumo di suolo non si arresta; la mobilità sostenibile si scontra con 701 auto ogni 1000 abitanti, il numero più alto d’Europa.

Dall’altro lato, la produzione di energia elettrica da rinnovabili è arrivata al 49% di tutta la generazione nazionale di elettricità, l’Italia mantiene il suo primato europeo in economia circolare, l’agricoltura biologica cresce del 24% nel 2024 e le città italiane mostrano vivacità nella transizione ecologica. È questa la fotografia dell’Italia delle green economy contenuta nella Relazione sullo Stato della Green Economy 2025 presentata in apertura degli Stati Generali della Green Economy, il summit verde promosso dal Consiglio Nazionale della Green Economy e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, che si è tenuto in occasione di Ecomondo, a Rimini.

Da una parte, dunque, nel solo 2024 il taglio delle emissioni di gas serra è stato di poco più di 7 milioni di tonnellate, neanche un meno 2% su base annua: un quarto della diminuzione registrata nel 2023, considerando che in Italia il 2024 è stato l’anno più caldo di sempre con oltre 3.600 eventi climatici estremi, quattro volte quelli del 2018. Dall’altra, però, il nostro Paese primeggia in Europa per le performance di circolarità per la produttività delle risorse, cresciuta dal 2020 al 2024 del 32%, da 3,6 a 4,7 €/kg; per il tasso di utilizzo circolare dei materiali, che nel 2023 ha raggiunto il 20,8; per-il tasso di riciclo dell’86% del totale dei rifiuti e per il 75,6% di riciclo degli imballaggi.

“Abbiamo messo al centro di questa edizione un tema cruciale per il nostro paese: conviene o meno all’Italia tornare indietro nella transizione ad una green economy decarbonizzata, circolare e che tutela il capitale naturale? – ha affermato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile – Noi riteniamo di no, anche alla luce dell’impatto positivo sull’economia italiana avuto con i progetti del PNRR, nei quali è stato rilevante l’aspetto della sostenibilità ambientale. Senza il PNRR, il PIL italiano sarebbe stato in stagnazione o, addirittura, in recessione e sarebbe stato molto difficile contenere il deficit al 3%. Per l’Italia, al centro dell’hot-spot climatico del Mediterraneo, con un aumento delle temperature che corre il doppio della media mondiale, la transizione energetica e climatica è di vitale importanza”.

Luci e ombre, dice il rapporto. Perché se l’’Italia rimane inoltre fra i Paesi europei con la più alta dipendenza energetica dall’estero, cresce però nella produzione di rinnovabili: nel 2024 la produzione ha superato i 130 miliardi di kWh, al 49% della generazione di elettricità, in traiettoria col target del PNIEC, del 70% al 2030. E poi ancora, la e-car non decolla (-13% nel 2024), ma in agricoltura cresce il biologico (+2,4% delle aree certificate); il Il consumo di suolo non si arresta (17,6 ettari al giorno, il terzo valore più alto dal 2012) ma grazie alla partecipazione ad iniziative europee e ai fondi del PNRR, molte città hanno realizzato interventi di mitigazione e di adattamento alla crisi climatica e iniziative dedicate alla transizione ecologica.

“L’Italia, con le sue leadership in settori fondamentali come l’economia circolare, ha le carte in regola per essere nel gruppo di testa di un’Europa che guardi alla transizione in modo realistico e pragmatico. In un contesto complesso sotto il profilo geopolitico e di profondi cambiamenti climatici, il nostro continente deve investire in innovazione, crescita sostenibile e sicurezza energetica. L’Italia delle imprese impegnate nella green economy è un esempio da seguire per l’economia del futuro”‘, ha detto Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

Rapporto Circonomia: Italia arretra in Ue per efficacia transizione energetica

L’Italia resta avanguardia in Europa nell’economia circolare, dal riciclo dei rifiuti all’impiego di materie seconde nell’industria manifatturiera, mentre arretra pesantemente nei ritmi e nell’efficacia della transizione energetica dai fossili alle rinnovabili. La sintesi di queste due opposte dinamiche non è brillante: rispetto allo scorso anno, il Paese retrocede dal terzo al quinto posto quando soltanto tre anni fa era al primo posto. Quest’anno il podio vede in testa la Danimarca, seguita da Austria e Olanda, quarta la Svezia. Questa in sintesi la fotografia contenuta nel Rapporto ‘Circonomia 2025’, curato da Duccio Bianchi dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia ed elaborato come ogni anno nel quadro del Festival dell’economia circolare e della transizione ecologica. Il Rapporto è stato presentato a Rimini, a ‘Ecomondo’, nello stand del Conai (Consorzio per il recupero degli imballaggi). La classifica proposta nel Rapporto si basa su 21 indicatori, suddivisi in tre categorie: impatto sull’uso delle risorse (consumi pro-capite di materia e di energia, emissioni climalteranti), efficienza d’uso delle risorse (consumi di materia e di energia, emissioni climalteranti e produzione di rifiuti per unità di Pil), capacità di risposta (tassi di riciclo e d’impiego di materie seconde). Gli indicatori sono stati normalizzati (min-max scaling) su un intervallo 0-1 e sono equipesati nell’indice generale; nel loro insieme, i 21 indicatori-chiave restituiscono una fotografia attendibile dello stato di circolarità e di transizione ecologica dei vari Paesi dell’Unione europea.

In termini di prestazioni assolute, è da rimarcare come a livello europeo, per il terzo anno consecutivo, quasi tutti gli indicatori mostrino un miglioramento (o quanto meno una stazionarietà) verso la decarbonizzazione e la circolarità. L’arretramento dell’Italia è coerente con l’ulteriore ‘retrocessione’ dal terzo al quinto posto. L’evoluzione positiva che aveva portato l’Italia tra i leader di circolarità e transizione ecologica sembra ormai essersi interrotta. Già nel 2021 e nel 2022 l’Italia ha fatto registrare progressi inferiori alla media europea e a quelli di altri leader della conversione energetica, pur mantenendo invece buone prestazioni negli indicatori di riciclo e circolarità. Questa tendenza si è mantenuta anche nel 2023 (e tutti i dati disponibili suggeriscono che sarà così anche nel 2024 e 2025). Tra il 2023 e il 2022 i progressi dell’Italia sono stati inferiori alla media europea in termini di consumo energetico procapite e per unità di Pil e anche più marcata è la minore riduzione del consumo di fonti fossili. Solo un terzo rispetto alla media europea è stata la crescita della quota di rinnovabili sui consumi energetici ed è impressionante il fatto che la quota di elettricità da solare e vento fosse nel 2014 più alta in Italia che nella media europea (13,6% vs 11,2%) mentre nel 2024 è ben più bassa della media europea (21,9% vs 28,7%).

L’Italia è uno dei pochi casi in Europa dove nel 2023 aumentano le emissioni di CO2 (già superiori alla media europea) dalle nuove auto immatricolate. Anche in termini di riciclo e di circolarità di materia (pur partendo da valori molto elevati) l’andamento dell’Italia è stato in termini assoluti peggiore della media europea. Si tratta ormai di una tendenza consolidata. Negli ultimi 10 anni i miglioramenti dell’Italia sui vari indicatori è stato uno dei più bassi in Europa. L’eccellenza italiana resiste solo nel campo del passaggio da economia lineare a economia circolare, cioè negli indicatori relativi al consumo procapite e per unità di Pil di materia, all’impiego di materia seconda, al tasso di riciclo del totale dei rifiuti e dei rifiuti urbani, alla quota di valore aggiunto da economia circolare. Qui presentiamo sempre una delle cinque migliori prestazioni europee, posizionandoci complessivamente al secondo posto assoluto preceduti solo dall’Olanda. È evidente che questo ‘successo’ italiano ormai consolidato dipende in larga misura dagli ottimi risultati nella raccolta e nel riciclo dei rifiuti conseguiti grazie al sistema dei Consorzi di filiera, a cominciare dai Consorzi che operano nel settore degli imballaggi. Tra questi Cial (alluminio), Ricrea (acciaio) e Biorepack (bioplastica compostabile), partner da sempre del Festival dell’economia circolare. La “nuova frontiera” è poi quella costituita dal recupero dei Raee (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) e dei materiali preziosi in essi contenuti, di cui si occupa il Consorzio Erion Weee.

In conclusione, l’Italia conferma un notevole ‘talento’ nella trasformazione in senso green della propria economia, come dimostrano i primati nell’economia circolare, e invece arranca nel processo di decarbonizzazione indispensabile per fronteggiare la crisi climatica. Questo non è solo, per il nostro Paese, un problema ambientale, ma un’occasione che rischiamo di perdere per il futuro: “La transizione ecologica – così Francesco Ferrante ed Emanuela Rosio, organizzatori del Festival– è necessaria per impedire il collasso climatico ma se bene governata e orientata è anche una straordinaria occasione che può consentire all’Italia e all’Europa di affermare una leadership economica e tecnologica in un processo globale già in piena corsa, che sta ridisegnando gli assetti del mondo economico di oggi e di domani”.

cingolani

Aumenta trend rinnovabili in Ue ma target 42,5% è lontano. Italia a ritmo lento ma costante

Il numero ‘magico’ per le rinnovabili in Europa è 42,5% entro il 2030. E’ questo l’obiettivo vincolante che l’Ue si è data, con il target di spingersi fino al 45%. In dieci anni la quota è quasi triplicata, passando da 9,6 percento del del 2004 al 24,5 del 2023, ma è evidente che non basta.

C’è più di una speranza, comunque, di recuperare in tempo il gap. Lo dicono i numeri del Power Barometer 2025 di Eurelectric, secondo i quali il 2024 ha segnato un record perché la quota di generazione di energia da fonti fossili è scesa al 28%, minimo storico, con una riduzione di 89 TWh su base annua. In particolare è il carbone a perdere quota, con -50 Twh, mentre il gas è a -35 TWh. La buona notizia è che il rovescio della medaglia vede le rinnovabili salire, e di tanto: +44 TWh dal solare e +43 TWh dall’idroelettrico. È positivo anche che l’eolico sia rimasto stabile a 489 Twh circa, dunque non perdendo terreno. In questo scenario va segnalata, però, anche la performance del nucleare, con una quota del 24% e un aumento di 31 TWh nel 2024.

Secondo i dati Eurostat, nel secondo trimestre di quest’anno il 54% dell’elettricità netta prodotta nell’Ue viene da fonti rinnovabili, in aumento rispetto al 52,7% registrato nello stesso trimestre del 2024. Un aumento dovuto principalmente all’energia solare, che ha generato un totale di 122.317 gigawattora (GWh) nel secondo trimestre del 2025, pari al 19,9% del mix totale di generazione di elettricità. Giugno del 2025 è stato il primo mese nella storia in cui l’energia solare (22%) è stata la principale fonte di elettricità generata nell’Ue, davanti al nucleare (21,6%), all’eolico (15,8%), all’idroelettrico (14,1%) e al gas naturale (13,8%). Tra i paesi dell’Unione, nel secondo trimestre del 2025, la Danimarca, con il 94,7%, ha registrato la quota più elevata di energie rinnovabili nell’elettricità netta prodotta, seguita da Lettonia (93,4%), Austria (91,8%), Croazia (89,5%) e Portogallo (85,6%). Le quote più basse di energie rinnovabili sono state registrate in Slovacchia (19,9%), Malta (21,2%) e Repubblica Ceca (22,1%).

LA SITUAZIONE ITALIANA. Nel quadro generale l’Italia sta facendo passi avanti. Dai dati mensili raccolti da Terna, la società che gestisce la rete nazionale di trasmissione dell’energia elettrica, da gennaio a settembre di quest’anno la capacità rinnovabile in esercizio è aumentata di 4.476 MW (di cui 4.078 MW di fotovoltaico). Negli ultimi dodici mesi, la capacità installata di fotovoltaico ed eolico è aumentata di 6.576 MW (+13,7%), raggiungendo i 54.542 MW complessivi. Al 30 settembre 2025, inoltre, si registrano in Italia 17.417 MWh di capacità di accumulo (valore in aumento del 49,3% rispetto allo stesso mese del 2024), che corrispondono a 7.069 MW di potenza nominale, per circa 849.000 sistemi di accumulo. A settembre, gli accumuli elettrochimici di grande taglia hanno prodotto ben 176 GWh, a conferma della rilevanza che tale tecnologia ha ormai raggiunto per la gestione del sistema in economia e sicurezza. Nel dettaglio, da gennaio a settembre la capacità di impianti utility scale è aumentata di 2.794 MWh, che corrispondono a 709,1 MW di potenza nominale.

Le statistiche periodiche dell’Enea, comunque, mostrano uno scenario ancora carente, sia per l’Europa che per l’Italia. Perché nel primo semestre 2025 i consumi energetici dell’area euro sono rimasti stazionari, con un aumento dei consumi di gas naturale (+5%) mentre si sono contratti i prodotti petroliferi (-3%) e le fonti rinnovabili (-3%). Continua, invece, il trend di ripresa della produzione da nucleare (+2%) dai minimi del 2023. Anche le emissioni di CO₂ sono stimate stazionarie, in contrasto con la traiettoria necessaria per il target 2030, che richiede un calo annuo del 7%.

I CONSUMI. Nel nostro Paese i consumi di energia primaria – stimati secondo la metodologia Eurostat – sono in aumento marginale, in coerenza con la dinamica dei principali driver della domanda. Sono aumentati – riferisce ENEA – i consumi di gas naturale (+6%), sostenuti dalla maggiore domanda della termoelettrica (+19%) e dal clima più rigido del primo trimestre. In flessione invece i consumi di petrolio e prodotti petroliferi (-2%). In calo anche le fonti rinnovabili (-3%), penalizzate dal calo della produzione idroelettrica (-20%) e dalla flessione dell’eolico, mentre è proseguito l’aumento del solare (+20%). In termini di settori i consumi si sono contratti nei trasporti (-1%), sono aumentati nel civile (+3%), per la domanda di gas per riscaldamento e la domanda elettrica del terziario. Il modesto aumento della domanda elettrica (+0,3%) conferma la stazionarietà del grado di elettrificazione dei consumi. L’aumento delle fonti fossili (+1,5% nel semestre) si è riflesso nella dinamica delle emissioni di CO₂ (+1,3%), che sono rimaste sul trend di ripresa iniziato nell’ultimo trimestre 2024. Dopo due anni e mezzo di cali consecutivi sono tornate ad aumentare anche le emissioni calcolate sull’anno scorrevole (+1,2%).

ECOMONDO. E di Energia si parlerà anche a Ecomondo, che si svolge a Rimini Fiera dal 4 al 7 novembre. Giovedì 6 novembre, ad esempio, è in programma la quinta edizione dell’Africa Green Growth Forum, che metterà in luce le iniziative per l’accesso all’energia pulita e sostenibile nel continente africano promosse nell’ambito del Piano Mattei e del Programma “Mission 300”, un programma multilaterale guidato dalla Banca Mondiale e dalla Banca Africana di Sviluppo che punta a fornire elettricità pulita e affidabile a 300 milioni di persone nell’Africa subsahariana entro il 2030.

Torna Ecomondo: dal 4 al 7 novembre a Rimini arriva l’edizione più sostenibile di sempre

(Copyright foto: Italian Exhibition Group)

Valorizzazione dei rifiuti, rigenerazione dei suoli e degli ecosistemi, energia rinnovabile, ciclo idrico integrato. E, ancora, agricoltura, monitoraggio satellitare, tutela del mare, tessili, carta, città sostenibili. Dal 4 al 7 novembre torna a Rimini Ecomondo – organizzato da Italian Exhibition Group (IEG) – il punto di riferimento internazionale per la transizione ecologica e l’economia circolare: la 28° edizione promette di superare ogni aspettativa con un programma ricco di novità, progetti visionari e opportunità imperdibili per aziende, start-up, ricercatori, innovatori e policy maker.

Grazie a 166.000 mq di area espositiva, divisi in 30 padiglioni, la manifestazione si articola in sette macroaree tematiche, ciascuna dedicata a un aspetto chiave della transizione ecologica. Oltre alle aree e ai distretti da scoprire, addetti ai lavori e stakeholder della sostenibilità possono approfondire i temi chiave della transizione ecologica partecipando ai numerosi convegni in programma.

Paesi target 2025 saranno Germania, Spagna, Polonia, Serbia, Turchia e Paesi Bassi, oltre ai paesi nordafricani Egitto, Marocco, Algeria, Tunisia e Middle East. A Ecomondo si aggiunge nel 2025 SAL.VE, il Salone biennale del Veicolo per l’Ecologia, in partnership con Anfia.

E tornano anche gli Stati Generali della Green Economy, che si svolgono il 4 e il 5 novembre, organizzati dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile, promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e con il patrocinio della Commissione Europea.

“Ecomondo 2025 – spiega Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director della Divisione Green & Technology di Italian Exhibition Group – occuperà 30 padiglioni su 166.000 mq di superficie espositiva. Grazie alla sinergia con l’Agenzia ICE e con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), sono attese delegazioni da tutto il mondo in collaborazione con 80 associazioni internazionali di settore confermandosi come l’appuntamento leader in Europa sui nuovi modelli innovativi di economia circolare”.

L’evento si conferma network globale grazie anche alle edizioni recentemente conclusesi di Ecomondo Mexico e di Ecomondo China – CDEPE; mentre è prossimo, in Italia, l’appuntamento con il Green Med Expo & Symposium (Napoli, 28-30 maggio 2025) che si realizzeranno anche nel 2026.

AREE TEMATICHE, FOCUS E DISTRETTI VERTICALI. Sei le macroaree tematiche di Ecomondo – Waste as Resource, Water Cycle & Blue Economy, Sites & Soil Restoration, Bioenergy & Agricolture, Earth Observation and Environmental Monitoring e Circular and Regenerative Bio-Economy. Confermati i distretti Blue Economy per gli ecosistemi marini, Circular Healthy City per città circolari e salubri, Paper District sulla progettazione della carta in chiave sostenibile, Textile District per la moda etica e Trenchless District per tecnologie No Dig. L’Innovation District sarà il centro dell’innovazione, con il potenziamento dell’area dedicata a Start-Up & Scale-Up e il focus su Green Jobs & Skills. Inoltre, il Premio Lorenzo Cagnoni per l’Innovazione Green premierà le tecnologie più rivoluzionarie nei diversi settori espositivi. Anche il riciclo avanzato delle materie prime strategiche, l’ecodesign e le nuove soluzioni di packaging per ridurre l’impatto lungo l’intera filiera senza compromettere le funzionalità, l’intelligenza artificiale e digitalizzazione per accelerare la transizione ecologica, le nuove tecnologie per il monitoraggio satellitare per contrastare gli impatti del cambiamento climatico e la decarbonizzazione dell’industria, con focus particolari su tessile, energia, RAEE ed edilizia saranno tra i temi di Ecomondo 2025.

PROGRAMMA CONVEGNISTICO AD ALTA INTENSITÀ TECNOLOGICA. Ecomondo affiancherà alla parte espositiva un fitto calendario di conferenze, seminari e tavole rotonde organizzate dal suo Comitato Tecnico Scientifico, con approfondimenti dedicati agli aspetti normativi, policy e regolamenti, anche alla luce del piano Next Generation EU, al ripristino degli ecosistemi, alla blue economy e all’economia rigenerativa, all’AI, Digital Twin e nuove tecnologie, alla gestione predittiva delle risorse, bioenergie e monitoraggio satellitare delle trasformazioni ambientali e della gestione del territorio, alla finanza, alla comunicazione e all’economia circolare e transizione ecologica in Africa e nel bacino del Mediterraneo, soffermandosi fra l’altro sul Piano Mattei.

SPAZIO ALLA SOSTENIBILITA’. Il quartiere fieristico di Rimini, che ospita Ecomondo, è stato progettato ed è gestito all’insegna del basso impatto ambientale. La struttura, premiata con il prestigioso riconoscimento internazionale Elca ‘Edilizia e Verde’ di Norimberga, dispone di 160.000 mq di aree verdi con oltre 1.500 piante, 30.000 mq di tappeti erbosi e impianti di irrigazione che utilizzano esclusivamente acque di falde superficiali. Sono poi presenti padiglioni dotati di grandi finestre e lucernai a soffitto che permettono di ottenere un’illuminazione prevalentemente naturale, integrata attualmente da 2.000 proiettori a Led che garantiscono una riduzione dei consumi fino al 60% e un risparmio energetico annuo di 76.800 kWh (-15 tonnellate/anno di CO2 in atmosfera). Un altro punto di forza del quartiere è la gestione sostenibile delle risorse idriche. Le grandi fontane sono tutte a ricircolo d’acqua, le toilette sono dotate di getti d’acqua a pressione controllata e nei periodici svuotamenti l’acqua viene trattata e riutilizzata per l’irrigazione delle aree verdi. Questa meticolosa organizzazione permette di ottenere un risparmio complessivo di 23 milioni di litri d’acqua all’anno. L’attenzione alla sostenibilità è dimostrata anche nella presenza di impianti fotovoltaici integrati nelle coperture delle strutture. Dal 2022, IEG dispone di una potenza installata totale di 7.170 kWp tra Rimini e Vicenza, con una produzione di energia elettrica pulita di 8,7 milioni di kWh, e che permette di evitare l’immissione nell’ambiente 1.795 tonnellate di CO₂ equivalenti.

Tags:

Decarbonizzazione e competitività: la sfida dell’acciaio green sbarca a Ecomondo

(Photo copyright: AFP)

Oltre 300 mila persone impiegate – ma 2,6 milioni di posti di lavoro tra diretti e indiretti – 500 siti di produzione in 22 Stati membri e un contributo al Pil del continente pari a 80 miliardi di euro: l’Ue è il terzo produttore mondiale di acciaio, ma la situazione non è delle più rosee. A pesare – e molto – è la situazione geopolitica e commerciale internazionale, a cui i dazi hanno dato il colpo di grazia, ma anche la necessità di rendere il settore sempre più sostenibile, in linea con il Green Deal.

LA STRATEGIA EUROPEA. All’inizio di ottobre la Commissione europea ha lanciato la sua strategia per sostenere la siderurgia, che combina misure protezionistiche e un piano d’azione per la decarbonizzazione e la competitività, con l’obiettivo di proteggere l’industria dell’acciaio europea dalla concorrenza globale e sostenere la sua transizione verde.

In un decennio, infatti, da un surplus di 11 milioni di tonnellate, l’Ue è passata a un deficit di 10 milioni di tonnellate. La produzione è in calo, con una perdita di 65 milioni di tonnellate dal 2007 – oltre 30 milioni dal 2018 – e la quantità attuale ammonta a 126 milioni di tonnellate, ma l’utilizzo della capacità produttiva è solo del 67%, ben al di sotto del sano parametro di riferimento dell’80% e dei livelli di redditività. Numeri che si ripercuotono innanzitutto sulle persone, con 18 mila posti di lavoro persi solo nel 2024, quasi 100mila posti di lavoro diretti dal 2008 (circa il 25% della sua forza lavoro) e la chiusura o la riduzione della capacità installata in numerosi stabilimenti in molti Stati membri dell’Unione, mentre “altre economie stanno espandendo rapidamente i loro settori siderurgici”, come spiega la Commissione. E la crisi globale della sovraccapacità sta raggiungendo livelli critici, dato che “si prevede che 602 milioni di tonnellate nel 2024 saliranno a 721 milioni di tonnellate entro il 2027, cinque volte la domanda annuale dell’Ue.

In questo quadro arriva il piano Ue che – in linea con le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) e stilato insieme a sindacati e industria – ha lo scopo di “salvare le nostre acciaierie e i nostri posti di lavoro in Europa”. Tecnicamente, la misura andrà a sostituire la ‘clausola di salvaguardia’ introdotta dall’Ue nel 2019 per aiutare i produttori europei, che il 30 giugno 2026. E prevede “una riduzione del 47% del contingente di importazione esente da dazi, da 33 milioni di tonnellate a 18,3 milioni di tonnellate; l’introduzione di un dazio proibitivo del 50% per le importazioni fuori quota; saranno coperte le importazioni da tutti i paesi terzi, ad eccezione dei nostri partner See; gli importatori dovranno invece dichiarare dove l’acciaio è stato fuso e colato”.

LA DECARBONIZZAZIONE DEL SETTORE. Il settore siderurgico ha un forte impatto ambientale. Secondo i dati Ispra, le emissioni di CO2 derivanti da questo tipo di industria decrescono del 68,3% dal 1990 al 2020, ma proprio nell’anno della pandemia sono diminuite del 18,55% rispetto all’anno precedente. Con il ‘Piano d’azione della Commissione per garantire un’industria siderurgica e metallurgica competitiva e decarbonizzata in Europa’ si punta alla riduzione dei rischi della decarbonizzazione: il futuro Industrial Decarbonisation Accelerator Act introdurrà criteri di resilienza e sostenibilità per i prodotti europei negli appalti pubblici, al fine di stimolare la domanda di metalli a basse emissioni di carbonio prodotti nell’UE, creando mercati guida. La Commissione stanzierà 150 milioni di euro attraverso il Fondo di ricerca per il carbone e l’acciaio nel 2026-27 , con ulteriori 600 milioni di euro tramite Horizon Europe destinati al Clean Industrial Deal. Nella fase di ampliamento, la Commissione punta a 100 miliardi di euro attraverso la Banca per la decarbonizzazione industriale, attingendo al Fondo per l’innovazione e ad altre fonti, con un’asta pilota da 1 miliardo di euro nel 2025 incentrata sulla decarbonizzazione e l’elettrificazione dei processi industriali chiave.

Inoltre, la Commissione europea prevede di stabilire obiettivi per l’acciaio e l’alluminio riciclati in settori chiave e di valutare se un numero maggiore di prodotti, come i materiali da costruzione e l’elettronica, debba essere soggetto a requisiti di riciclaggio o di contenuto riciclato. Inoltre, la Commissione prenderà in considerazione misure commerciali sui rottami metallici, “un input essenziale per l’acciaio decarbonizzato, per garantire una sufficiente disponibilità di rottami”.

LA SITUAZIONE ITALIANA. Anche la situazione italiana non è delle più semplici. La produzione di acciaio green e a basse emissioni rappresenta una sfida cruciale per la siderurgia italiana ed europea, che l’Ue si è posta l’obiettivo di raggiungere entro il 2050. Per le aziende della filiera questo significa affrontare numerose sfide, che richiedono analisi e approfondimenti per comprendere come affrontare con successo la strada della transizione verde. Nonostante le incertezze, gli alti costi dell’energia e il tema dell’ex Ilva, il settore italiano cresce. Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, conferma a Repubblica che a fine 2024, “il settore siderurgico allargato ha fatto registrare un fatturato complessivo di 42 miliardi. Di questi, 18,5 sono riconducibili alla produzione di acciaio (ex Ilva esclusa), salgono a 29 miliardi se si tiene conto dei laminati”. L’ipotesi è di chiudere il 2025 “con un più 3-4% di produzione rispetto al 2024, vale a dire 700-800mila tonnellate in più: passeremo da 20 a 21 milioni di tonnellate. Negli ultimi tre anni il settore ha investito 3 miliardi”.

I nodi da sciogliere restano comunque tanti. A partire dal costo dell’energia che pesa come un macigno sulle industrie, seguito dai vincoli ambientali e dai dazi imposti dall’amministrazione Usa. 

E di acciaio green si parlerà anche a Ecomondo a Rimini in occasione del convegno ‘Europa: verso l’acciaio senza CO2’, organizzato da Siderweb in collaborazione con Ricrea, il Consorzio Nazionale per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio. L’evento si svolgerà giovedì 6 novembre dalle 13:45 alle 15:00 presso Agorà stand Conai/Consorzi, pad. B1 stand 211/410.