Siccità, Agenzia Ue: Terreni sempre più secchi. Costi per 9,4 mld annui saliranno

Perdite economiche, costi e ripercussioni sui lavoratori e sulle attività umane: la siccità in Europa dilaga e pesa, con i suoli del Vecchio Continente che, nel 2024, erano più secchi della media e lo diventeranno ancora di più. A fare il punto della situazione è l’Agenzia europea dell’Ambiente (Aea) che snocciola alcuni dati significativi.

Nel periodo 2000-2018, circa 19 mila km2 di territorio, pari a una superficie simile a quella della Slovenia, sono stati convertiti nell’Ue da usi semi-naturali ad aree edificate e agricole, riducendo potenzialmente la resilienza alla siccità, e ogni anno, tra il 2000 e il 2023, circa il 4% del territorio dell’Ue (pari a circa 163 mila km2) è stato esposto alla siccità. I terreni coltivati costituivano il 45% di tale territorio e, in media, il 68% delle aree irrigate dell’Ue e il 3% dei terreni coltivati sono stati esposti alla siccità tra il 2000 e il 2023: “Ma queste percentuali sono salite al 90% e al 5% per ogni anno dal 2019 al 2022″, precisa l’Agenzia. Non solo. La siccità colpisce le persone e l’economia. “Circa 5 milioni di lavoratori dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca nell’Ue sono stati esposti alla siccità nel periodo 2000-2023. Nel 2022 e nel 2023, la produzione cerealicola dell’Ue è stata inferiore di oltre il 10% rispetto al massimo storico registrato nel 2014, principalmente a causa della siccità. Le rese delle colture probabilmente si ridurranno del 5-6% entro la fine del secolo” e “mais e grano subiranno perdite fino al 6% in scenari di riscaldamento globale elevato. Secondo i dati dell’ultimo decennio, la siccità costa all’Europa in media 9,4 miliardi di euro all’anno. Solo nel 2022, il costo è stato di 50 miliardi di euro”, dettaglia l’Aea.

L’Agenzia europea dell’Ambiente ricorda che la siccità è un evento climatico estremo causato da una temporanea mancanza d’acqua. Si sviluppa lentamente, innescata da periodi prolungati di pioggia insufficiente combinati con un’elevata evaporazione dovuta alle alte temperature. “La siccità sta diventando più frequente e intensa in tutta Europa, in particolare nelle regioni meridionali e occidentali. Inoltre, l’Ipcc (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) conferma che i cambiamenti climatici causati dall’uomo ne hanno già aumentato la frequenza e la gravità” e “conclude inoltre che anche aumenti incrementali relativamente piccoli del riscaldamento globale (+0,5 °C) causeranno cambiamenti statisticamente significativi negli eventi estremi su scala globale e per vaste regioni”, descrive l’Agenzia.

Tutto ciò ha delle ripercussioni profonde su agricoltura, industria, produzione di energia, turismo ed ecosistemi, degradando gli habitat e mettendo a rischio i processi naturali di filtrazione dell’acqua. “Gli impatti immediati durante la stagione di crescita, come minori rese agricole e meno foraggio per il bestiame, sono particolarmente preoccupanti”, mentre “la carenza idrica prolungata, che dura diversi mesi, può anche aumentare gli incendi boschivi”. Infine, l’Aea rileva che le siccità stanno diventando “più frequenti e gravi a causa dei cambiamenti climatici”. Ciò significa che “stanno compromettendo sempre più la nostra capacità di fare affidamento sulla natura, dal punto di vista ambientale, sociale, economico e altro ancora”. Oggi, ricorda l’Agenzia, le perdite economiche causate dalla siccità in Europa ammontano a 9,4 miliardi di euro all’anno, ma tale cifra salirà a 45 miliardi di euro all’anno entro il 2100 nello scenario peggiore di riscaldamento globale. Perciò, “investire nella resilienza è una delle azioni più convenienti che i Paesi possano intraprendere ed è spesso più economico che rispondere alla siccità dopo che si è verificata”.

Valentina Innocente

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